Aumenti stipendi con le detrazioni contro l’inflazione: il ritorno del fiscal drag, cosa cambierebbe

Aumenti degli stipendi se aumentano i prezzi, il ritorno del fiscal drag, cosa cambierebbe.

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Aumenti degli stipendi se aumentano i prezzi, è possibile? L’inflazione corre come non mai e sta erodendo anche i salari. Ecco perché si cercano soluzioni persino dagli anni ‘80. Come nel caso del fiscal drag, il drenaggio fiscale, la cui norma risale al 1989 poi aggiornata al 1992. Ormai i rincari e l’inflazione pesano come un macigno, la classe media rischia di impoverirsi e anche il rischio recessione è dietro l’angolo. Le conseguenze per l’economia, inoltre, potrebbero essere pesanti. Le famiglie sono alle prese con gli aumenti da ormai molti mesi e ora, con l’aumento dei prezzi del carburante e il probabile effetto a catena, non si esclude un peggioramento della qualità della vita.

Aumenti degli stipendi se aumentano i prezzi, il ritorno del fiscal drag

E così è arrivata la proposta di Maurizio Landini che durante un’intervista a La Stampa ha parlato di un taglio al cuneo fiscale da 5 punti e il ripristino del fiscal drag, in modo da garantire un mese di stipendio in più ai lavoratori.

Oltre alla mensilità in più si dovrebbe anche puntare al rinnovo dei contratti nazionali:

“Chiediamo almeno cinque punti di taglio del cuneo contributivo, cui aggiungere il recupero del fiscal drag. Sarebbe servito un intervento forte che alleggerisse il carico fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni, e allo stesso tempo introducesse un sistema automatico di recupero del drenaggio fiscale”.

Il cuneo fiscale pesa non poco per gli stipendi e ha un costo non indifferente. Toglierlo significherebbe dare un aiuto non indifferente ai lavoratori e alle imprese. Di recente è stato prorogato il taglio del cuneo fiscale del 2% per i dipendenti con un salario fino a 35mila euro.

Per quelli che hanno un salario fino a 25mila euro è invece previsto un taglio del 3%, che in busta paga vorrebbe dire un guadagno tra i 10 e i 20 euro netti al mese. La proposta di Landini, invece, punta al fiscal drag. Si tratta del fenomeno di avanzamento della pressione fiscale sul reddito per colpa di una forte inflazione. Nella pratica, se i prezzi salgono anche i redditi devono aumentare per adeguarsi, poi però il reddito potrebbe finire in uno scaglione d’imposta superiore con tasse maggiori anche se alla fine il potere di acquisto non cambia.

Aumentare lo sconto sulle tasse senza cadere nell’intoppo delle aliquote d’imposta superiori

La proposta di Landini della Cgil, verte ad un sistema che sia in grado di collegare le detrazioni da lavoro dipendente all’inflazione reale in modo da far salire lo sconto sulle tasse e quindi far diventare reali gli aumenti salariali senza cadere nell’intoppo delle aliquote d’imposta superiori. Il problema è che un taglio del 5% per tutti i redditi sotto i 35mila euro costerebbe 10 miliardi di euro. Il costo previsto attuale è di 5 miliardi, quindi la metà. Ecco perché la proposta di Landini non è semplice da mettere in atto.

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