Attenzione al pesce poco cotto, rischio anisakis sempre più alto

Rischio anisakis si fa sempre più alto, e soprattutto indecifrabile a causa di una scarsa informazione e linee guida assenti.

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Rischio anisakis si fa sempre più alto, e soprattutto indecifrabile a causa di una scarsa informazione e linee guida assenti.

Gli amanti della cucina giapponese, ma non solo, avranno di che lamentarsi. Mangiare pesce crudo, o comunque poco cotto, non è proprio una moda vera e propria da noi in Italia, ma gli estimatori crescono sempre di più. Purtroppo per loro, a crescere è anche il rischio di beccarsi qualche infezione gastrointestinale che può portare anche a casi gravi. Tutta colpa di anisakis.

Rischio anisakis nel pesce crudo

E chi è anisakis, direte voi. La domanda però è sbagliata, non chi, ma cosa è! L’anisakis è un genere di vermi nematodi, parassiti di diversi organismi marini. Lo troviamo praticamente un po’ di tutti i tipi di pesce, anche se le più colpite sembrano essere il pesce spatola e suro, lo sgombro e il merluzzo. Quando si mangiano pesci crudi o comunque poco cotti, c’è il rischio di incontrare uno di questi parassiti allo stadio di larva e trovarselo poi nello stomaco.

Ad ogni modo, non tutto è perduto. Ci sono oggi nuovi metodi per individuare queste pericolose larve, e tali metodi si dimostrano essere anche più efficaci che nel passato. L’unico problema però è che ancora latitano delle vere e proprie linee guida. A quanto pare questo anisakis lo si trova in particolar modo in aree marine protette o comunque in zone dove sono più presenti delfini e altre specie acquatiche fondamentali per il naturale ciclo di vita del parassita. Sembra invece del tutto assente nelle vasche e nelle gabbie da acquacoltura dove vive invece il pesce di allevamento.

In questo stato infatti non sembrano sussistere le condizioni necessarie per la riproduzione del verme parassita. Ma come si elimina questo vermone pericoloso? Basta naturalmente cuocere il pesce. La questione è diversa invece per gli estimatori del pesce crudo, o comunque poco cotto. Anche in questo caso però esiste la soluzione completa. Il pesce deve essere preventivamente congelato per almeno 96 ore a -18° nel congelatore di casa contrassegnato con tre o più stelle. Ad ogni modo, urge una guida universale o comunque più dettaglia in merito alle norme che ne regolano la vendita. Pare infatti che a volte la presenza di poche larve visibili sia tollerata, mentre in altri paesi scatta l’allarme.

Una linea comunque a questo punto sembra indispensabile.

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