Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 16 Giu, 2026

Meglio la pensione anticipata o quella di vecchiaia? Occhio ai tagli

Come scegliere tra pensione anticipata e collocamento d'ufficio dopo le sopraggiunte novità sulle aliquote di rendimento.
26 Maggio 2026
pensioni anticipate
Foto © Pixabay

Ci sono regole in continua evoluzione nel sistema previdenziale. Anche se spesso i correttivi introdotti dai governi passano quasi inosservati, le modifiche non devono essere sottovalutate.

Per esempio, la legge di Bilancio 2024 ha introdotto cambiamenti alle aliquote di rendimento per gli iscritti ad alcune casse previdenziali del pubblico impiego. Modifiche che, in determinati casi, possono comportare una riduzione dell’importo della pensione se si sceglie una determinata misura previdenziale anziché un’altra.

Una nostra lettrice chiede chiarimenti proprio sulla novità che riguarda gli iscritti alla CPDEL (Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali), alla CPS (Cassa Previdenza Sanitari), alla CPI (Cassa Pensioni Insegnanti) e alla CPUG (Cassa Previdenza Ufficiali Giudiziari).

“Buongiorno, sono Silvia, una dipendente comunale che lavora nell’ufficio Tributi. Mi trovo davanti a una scelta sulla quale vorrei un aiuto. Nel 2026 completerò 41 anni e 10 mesi di contributi versati. Avrò quindi diritto alla pensione anticipata ordinaria, con una finestra di attesa che, da quanto ho capito, dovrebbe essere di 5 mesi. Ma nel 2027, verso la fine dell’anno, dovrei raggiungere anche il limite anagrafico per il pensionamento d’ufficio. Qualcuno sostiene che mi converrebbe aspettare il prossimo anno perché la pensione anticipata sarebbe stata penalizzata parecchio nell’importo. Secondo voi è davvero così?”

Meglio la pensione anticipata o quella di vecchiaia? Occhio ai tagli

Il dubbio della nostra lettrice non solo è legittimo, ma è anche molto concreto alla luce delle novità introdotte dalla legge di Bilancio 2024, entrata in vigore dal 1° gennaio 2025.

Per gli iscritti alle casse previdenziali citate – e quindi per una larga parte dei dipendenti pubblici – i correttivi introdotti dalla manovra finanziaria risultano peggiorativi.

Le modifiche riguardano infatti le aliquote di rendimento, cioè quei parametri utilizzati per calcolare la quota retributiva della pensione.

Senza addentrarsi in tecnicismi complessi legati al sistema retributivo, è vero che, con le nuove regole, la pensione anticipata può risultare più bassa rispetto a quella ottenuta da chi è andato in pensione prima dell’entrata in vigore dei correttivi.

Per alcuni lavoratori, dunque, uscire con la pensione anticipata può risultare penalizzante. Ma attenzione: non vale per tutti. Le penalizzazioni non si applicano indistintamente e molto dipende dalla situazione personale del singolo lavoratore. In alcuni casi può risultare comunque più conveniente anticipare l’uscita, anche accettando un assegno leggermente ridotto.

Restare al lavoro conviene oppure no?

C’è un dato certo da cui partire: restare al lavoro più a lungo comporta quasi sempre una pensione più alta.

Questo accade sia perché continuano a essere versati contributi, sia perché la parte contributiva della pensione beneficia di coefficienti di trasformazione più favorevoli quando l’età di uscita aumenta. In sostanza, più tardi si va in pensione, maggiore sarà l’importo dell’assegno.

Esiste però anche il rovescio della medaglia, facilmente comprensibile con un semplice ragionamento matematico: ogni mese trascorso al lavoro in più è un mese di pensione in meno percepito.

Alla luce delle nuove regole, chi si trova davanti a questo bivio deve quindi valutare attentamente il da farsi.

Il rischio concreto è quello di perdere una parte dell’assegno pensionistico scegliendo l’uscita anticipata invece del collocamento a riposo per limiti di età o di servizio.

Se la distanza temporale tra le due possibili uscite è minima, potrebbe avere senso attendere la soluzione più favorevole dal punto di vista del calcolo pensionistico.

Diverso è il caso di chi dovrebbe restare al lavoro ancora per molti anni prima di raggiungere il pensionamento ordinario. In queste situazioni, anticipare l’uscita – pur con una riduzione dell’assegno – può comunque rappresentare una scelta accettabile o persino conveniente.

Va inoltre ricordato che la penalizzazione non è identica per tutti e non riguarda indistintamente tutti gli iscritti alle casse previdenziali interessate.

Ecco come funziona il taglio, le deroghe e come scegliere

Gli iscritti alle casse previdenziali del pubblico impiego sopra citate potrebbero subire un ricalcolo meno favorevole della pensione a causa delle nuove aliquote di rendimento introdotte dal governo.

Si tratta di un peggioramento che, in molti casi, potrebbe essere evitato aspettando il pensionamento ordinario o il collocamento a riposo per limiti di servizio.

Attenzione però ai dettagli della normativa. Le nuove aliquote di rendimento non si applicano a tutti i lavoratori.

Sono infatti esclusi dal nuovo meccanismo coloro che, al 31 dicembre 1995, avevano già maturato almeno 15 anni di contributi.

Di conseguenza, i possibili tagli introdotti dalla riforma riguardano soltanto chi, alla stessa data, aveva meno di 15 anni di versamenti previdenziali. Una deroga importante, che crea differenze anche molto rilevanti tra lavoratori apparentemente nella stessa situazione.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

ritenuta agenzie viaggio
Articolo precedente

Ritenuta per agenzie di viaggio: esclusioni, aliquote e decorrenza dopo il decreto fiscale

pagamento-imu
Articolo seguente

Pagamento acconto IMU con Modello F24: ordinario o semplificato? le istruzioni per il 2026