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L’INPS vuole i soldi indietro anche se ho vinto la causa penale: RDC e ADI da restituire

Ecco alcuni casi particolari con l'INPS che vuole i soldi indietro per un sussidio o un trattamento erogato anche se c'è assoluzione penale.
8 Marzo 2026
Ecco alcuni casi particolari con l'INPS che vuole i soldi indietro per un sussidio o un trattamento erogato anche se c'è assoluzione penale.
Foto © Pixabay

Tantissimi contribuenti negli anni hanno percepito prima il Reddito di Cittadinanza e poi l’Assegno di Inclusione. Due misure di contrasto alla povertà basate sulle condizioni economiche della famiglia, cioè sui dati presenti nell’ISEE.

Questi strumenti, però, hanno generato anche numerose situazioni controverse. In alcuni casi, infatti, l’INPS ha accertato che il sussidio è stato percepito senza averne diritto, configurando quella che viene definita indebita fruizione di aiuti di Stato.

A seconda delle circostanze che hanno portato all’erogazione indebita del beneficio, il contribuente può trovarsi davanti a conseguenze amministrative oppure penali.

Ecco alcuni casi particolari con l’INPS che vuole i soldi indietro per un sussidio

Diritto penale e diritto amministrativo sono due ambiti distinti, che seguono percorsi diversi.

Un caso emblematico aiuta a capire meglio la situazione.

“Salve, mi chiamo Gino e sono un contribuente italiano a cui l’INPS ha chiesto indietro 6.000 euro di Reddito di Cittadinanza. Io ho preso per un paio di anni questo sussidio. Poi il mio codice fiscale è finito in un conto gioco di un centro scommesse e la Guardia di Finanza mi ha denunciato perché non avevo dichiarato le vincite nell’ISEE. Così l’INPS mi ha tolto il sussidio e mi ha chiesto la restituzione di 12 mesi di importi percepiti.

In realtà non ho mai giocato né vinto nulla: tutto nasce da un errore del pubblico esercizio. Ho fatto causa e l’ho vinta: il giudice mi ha assolto perché il fatto non sussiste e non è stato commesso da me. Però l’INPS continua a chiedermi i soldi indietro e mi dice che li recupererà trattenendoli a rate dal mio Assegno Sociale.

Addirittura ha trattenuto anche gli arretrati come anticipo sul debito.”

L’INPS vuole i soldi indietro anche se ho vinto la causa penale: RDC e ADI da restituire

Il caso raccontato dal lettore è molto utile per capire la differenza tra responsabilità penale e responsabilità amministrativa.

Un conto è ottenere l’assoluzione penale da parte di un giudice. Un altro conto è la valutazione amministrativa del diritto al beneficio.

L’INPS può infatti distinguere i due piani. Questo significa che, anche se il giudice stabilisce che non esiste un reato, l’Istituto può comunque ritenere che il sussidio sia stato percepito senza i requisiti previsti e quindi chiedere la restituzione delle somme.

Nel caso raccontato dal lettore, l’INPS ha sospeso il Reddito di Cittadinanza e avviato la procedura di recupero dell’indebito proprio a seguito della segnalazione della Guardia di Finanza.

Anche presentando all’Istituto la sentenza di assoluzione, non sempre la situazione si risolve automaticamente.

Una cosa è il lato amministrativo, un’altra quello penale

Quando il giudice penale interviene, deve stabilire se il contribuente abbia agito con dolo, cioè con l’intenzione di frodare lo Stato per ottenere il sussidio.

Può quindi accadere che:

  • non vi sia reato penale, perché manca la volontà fraudolenta;
  • ma allo stesso tempo non vi siano i requisiti economici per ottenere il sussidio.

In questi casi il procedimento penale si conclude con l’assoluzione, ma l’INPS può comunque richiedere la restituzione delle somme percepite.

La situazione cambia se nella sentenza penale il giudice chiarisce esplicitamente che i dati contestati non esistevano o non influivano sul diritto al beneficio. In presenza di queste motivazioni, la decisione può diventare un elemento importante anche in sede amministrativa.

Il contribuente, infatti, può presentare ricorso amministrativo contro la richiesta di restituzione dell’INPS. La sentenza penale favorevole può rafforzare la difesa, aumentando le possibilità di ottenere l’annullamento dell’indebito.

In molti casi, però, la questione non si chiude subito. Il cittadino può essere costretto ad avviare un nuovo ricorso contro la decisione amministrativa dell’INPS, affrontando ulteriori passaggi burocratici prima di arrivare a una soluzione definitiva.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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