Lavoro in Italia: reddito medio, differenze tra sessi e zone in cui si trova più lavoro

I dati diffusi dall'Osservatorio dell'Inps parlano di stipendi medi, ma anche di importanti differenze di retribuzione tra uomini e donne che persiste nel tempo.

di , pubblicato il
Assunzioni Intesa San Paolo in banca

I dati diffusi dall’Osservatorio dell’Inps sui lavoratori dipendenti e indipendenti ci parlano di reddito medio italiano nel 2021. Cifre contenute, purtroppo, ma con aspetto ancor più sconfortante: il divario salariale tra uomini e donne è ancora consistente. Con quello che viene spesso definito anche “gender pay gap”, si intende la differenza che, in media, che sussiste tra i salari orari lordi percepiti dagli uomini e dalle donne. Viene calcolato in base alla condizione contrattuale, all’ambito lavorativo, all’età e al titolo di studi.

Un calcolo che acquisisce sempre più importanza e che sta finalmente portando a politiche di appianamento. La commissione europea sostiene da tempo che la differenza reddituale e pensionistica tra sessi richieda strategie specifiche, con proposte man mano più incisive. Tornando ai dati, scopriamo quali sono le cifre medie.

Quanti sono i lavoratori e le lavoratrici in Italia

Gli italiani che, complessivamente, hanno lavorato nel corso del 2021 sono stati 25.774.

000, con una crescita dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Una percentuale che corrisponde a circa 118.000 lavoratori in più. Un aumento ancor più interessante se paragonato ai numeri del 2019, anno pre-pandemia: un +0,9%, ovvero +226.000 lavoratori in più. Per quanto riguarda le caratteristiche del lavoro, quello dipendente privato è leggermente cresciuto dopo la flessione registrata nel 2020 a causa della pandemia. Il lavoro indipendente invece, che include autonomi agricoli, artigiani, commercianti, si è ulteriormente contratto. Tra il 2019 e il 2021 si registrano 35 mila artigiani in meno (-2,3%), i commercianti sono quasi 50 mila in meno (-2,5%) mentre gli agricoli autonomi hanno perso 7 mila lavoratori (-1,7%).

Diminuiscono anche gli operai agricoli, 32 mila lavoratori in meno (-3,5%). Aumentano invece i lavoratori domestici: sono 86 mila quelli in più rispetto al 2019 (+10,9%).

Un numero che va considerato tenendo presente che, nel 2020, le regolarizzazioni servivano a giustificare i movimenti per raggiungere il lavoro durante i vari lockdown e rispondono al decreto legge rilancio del 2021.

Gli uomini rappresentano il 56,4% dei lavoratori complessivi e, in media, hanno lavorato 43 settimane l’anno. Le donne rappresentano il 43,6% della forza lavoro, con 41,1 settimane lavorate in media in un anno.

Il reddito medio di un uomo e quello di una donna in Italia

Parliamo di guadagno, la vera nota dolente. Nel 2021, il reddito medio dei lavoratori italiani di sesso maschile è stato di 25.958 euro, mentre quello delle lavoratrici italiane è stato di 19.218 euro. Un gap che si attesta su un vertiginoso 26% in meno per le donne. Un dato che si spera si riduca nelle misurazioni per il 2022.

La differenza di genere per quanto riguarda il reddito medio supera i 7-8 mila euro per i lavoratori di oltre 40 anni, ma aumenta ad addirittura 9 mila euro nelle fasce di età tra i 50 e i 54 anni.

I settori con gli stipendi più alti e zone in cui si trova più lavoro

Tolte le differenze di genere, per quanto difficili da ignorare, i dati dell’Osservatorio sui lavoratori dipendenti e autonomi dell’Inps svelano che, nel 2021, il reddito medio dei dipendenti pubblici nel 2021 è stato di 33.598 euro. Quello dei dipendenti privati è pari a 22.852 euro, ma quello più basso è dei commercianti e degli artigiani: rispettivamente 20.382 euro e 20.311 euro.

Parlando di categorie, il reddito medio più alto è quello degli Amministratori delle aziende private con 50.478 euro. Il reddito medio più basso? Quello delle lavoratrici domestiche con 7.424 euro, escludendo i lavoratori con voucher o occasionali che stanno sui 1.028 euro.

Facendo una mappa geografica dell’occupazione, l’Inps ci svela che nel 2021 ben 13,3 milioni di persone lavoravano al Nord (il 51,9%). Il 29,2% lavorava nel Nord ovest e il 22,7% nel Nord est. Al Centro Italia lavora il 21,1% e il Sud con le isole accolgono il 26,9% dei lavoratori.

Argomenti: