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L’Iran gioca col fuoco: la teoria dei giochi dietro Hormuz

L'Iran nega negoziati in corso e invoca "la vittoria completa", ma dietro a questo estremismo si cela la teoria dei giochi.
25 Marzo 2026
Iran e negoziati con Trump
Iran e negoziati con Trump © Investireoggi.it

Ieri, è tornata la tensione sui mercati finanziari dopo un lunedì partito male e proseguito bene dopo che il presidente americano Donald Trump aveva aperto ai negoziati con l’Iran e quasi fatto intendere che un accordo fosse vicino. Per questo aveva concesso una moratoria di 5 giorni riguardo agli attacchi USA. Da Teheran era arrivata un’immediata smentita e le forze armate hanno confermato ieri l’intenzione di combattere “fino alla completa vittoria finale”. Toni così estremi da far presagire il peggio anche sul piano economico, visto che lo Stretto di Hormuz resta bloccato dalla fine di febbraio. Da lì passano 20 milioni di barili di petrolio ogni giorno, un quinto dell’offerta globale.

Anche un terzo di tutto il gas naturale liquido passa da qui.

Negoziati con Iran: Trump ha la carta Kharg

Se i negoziati (in corso?) entro la fine di questa settimana non esiteranno alcun risultato positivo, Trump ha avvertito che passerà ad un livello più alto di attacco. Prenderà di mira le infrastrutture energetiche dell’Iran, arrivando a colpire anche la raffineria sull’isola di Kharg, che da sola tratta il 90% del greggio estratto nel Paese. Una mossa che equivarrebbe a privare gli iraniani forse per decenni di un impianto fondamentale per la loro industria petrolifera e, quindi, per l’economia nazionale.

In cambio, Trump chiede nei negoziati all’Iran di liberare Hormuz. Dal canto suo, i pasdaran hanno capito che lo stretto è il loro asso nella manica per non soccombere. E qui ci viene in soccorso la teoria dei giochi con il caso del cosiddetto “chicken game” o “gioco del pollo”. Consiste nelle opzioni a disposizione di due parti: un’auto può decidere se correre verso un’altra che avanza dalla direzione opposta.

Può andare fino in fondo o sterzare. Se entrambe non sterzano, si schiantano. Se almeno una delle due sterza, fa la figura del pollo (perde la scommessa), anche se entrambe si salvano.

Opzioni per Teheran: accordo o distruzione

L’Iran ha due opzioni: accettare i negoziati con Trump (sterzare) o proseguire con il blocco di Hormuz (andare dritto). La prima mossa può apparire di debolezza, mentre la seconda di forza. Solo che quest’ultima può portare alla rovina entrambe le parti. Perché? Bloccando Hormuz a tempo indeterminato, lo stesso Iran non avrebbe come esportare petrolio, finendo per mandare l’economia in totale malora. Inoltre, rischia la distruzione dell’impianto su Kharg con conseguenze nefaste a lungo termine. Anche i suoi nemici si farebbero male: gli Stati Uniti subirebbero il contraccolpo del caro energia e gli esportatori del Golfo perderebbero tantissimi miliardi di dollari dalle mancate esportazioni.

Qual è la soluzione più razionale per entrambe le auto nel gioco del pollo? Pigiare il piede sull’acceleratore per dimostrare all’altra di fare sul serio, impaurirla e sterzare un attimo prima che le due auto di scontrino. La speranza è che anche l’altra sterzi, così da non fare brutta figura. Iran e Stati Uniti sono in questa situazione esatta. Stanno accelerando l’uno contro l’altra per testare il livello massimo di resistenza.

Ciascuna dispone delle sue carte. Teheran è una teocrazia, che non teme di perdere il consenso anche nel pieno di una crisi economica potentissima e di una guerra con immani danni materiali e umani. La sua è una finta democrazia, come confermano le stragi di piazza a gennaio. Può fregarsene degli umori dei cittadini, cosa che Trump non può fare sotto elezioni di metà mandato a novembre.

Possibile accordo per evitare il peggio

Ma anche Washington ha le sue di carte, per dirla come il suo presidente. Non c’è confronto tra potenza militare americana e iraniana. Se solo volesse, il Pentagono incenerirebbe grandi parti del territorio persiano. Cosa non meno importante, può distruggere le infrastrutture strategiche del nemico con danni irreparabili per decenni e decenni. A nessuna delle parti conviene arrivare a tanto. E per quanto siamo portati a credere che certe dittature siano rette da “pazzi”, la realtà è che compiono calcoli perfettamente razionali come le democrazie. Si spingono fino a dove possono, non in là. A meno, s’intende, di errori di calcolo sempre possibili. Basti pensare alla Germania nazista, che aprì fronti di guerra ad Est, Ovest e a Nord per ritrovarsi accerchiata dalle potenze nemiche.

Cosa accadrà, verosimilmente? I negoziati tra Iran e Trump ci saranno o forse sono in corso. Teheran ha tutta la convenienza a tenere Hormuz bloccata per mettere pressione e fretta agli americani di chiudere la guerra, anche eventualmente facendo concessioni in più rispetto a uno scenario in cui il tempo giocherebbe a loro favore. Intanto, anche gli iraniani vorranno evitare il peggio arrivando a un accordo, per quanto non necessariamente di lungo periodo, per tenersi intatti gli impianti energetici e le altre infrastrutture vitali per l’economia. La variabile che i mercati temono è temporale. Le due auto in corsa l’una contro l’altra quanto ci impiegheranno prima di sterzare?

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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