Nel nostro sistema previdenziale i contributi versati restano il fattore decisivo per accedere alla pensione. Con 25 anni di versamenti le possibilità esistono, ma sono limitate e subordinate a condizioni precise, soprattutto anagrafiche e di importo.
La lettrice nata nel 1962, che completerà 25 anni di contributi nel 2026, rientra in un quadro abbastanza chiaro.
Pensione di vecchiaia: la strada ordinaria
La soglia minima per ottenere una pensione è pari a 20 anni di contributi.
Con 25 anni, la prestazione ordinaria accessibile è la pensione di vecchiaia, che attualmente si consegue a 67 anni di età, requisito soggetto agli adeguamenti legati alla speranza di vita.
Considerando gli incrementi già previsti:
- dal 2027 è previsto un mese in più;
- dal 2028 si arriverebbe a 67 anni e 3 mesi.
Essendo nata nel 1962, la lettrice maturerà i 67 anni nel 2029. Se gli incrementi verranno confermati, il requisito anagrafico potrebbe essere pari a 67 anni e 6 mesi (in caso di ulteriori adeguamenti).
Con 25 anni di contributi, quindi, la via ordinaria resta la pensione di vecchiaia.
Pensione anticipata contributiva: possibile ma solo a certe condizioni
Esiste però un’alternativa: la pensione anticipata contributiva a 64 anni di età con almeno 20 anni di contributi.
Attenzione però: questa misura è riservata esclusivamente ai cosiddetti contributivi puri, cioè a chi:
- non ha alcun contributo accreditato prima del 1° gennaio 1996.
Se la lettrice ha anche una sola settimana di contribuzione precedente al 1996, non può accedere a questa misura.
Il vero ostacolo: l’importo minimo
Oltre al requisito anagrafico e contributivo, è necessario che la pensione maturata sia almeno pari a:
- 3 volte l’assegno sociale (per chi non ha figli);
- 2,8 volte l’assegno sociale (con un figlio);
- 2,6 volte l’assegno sociale (con due o più figli).
Nel 2026 l’assegno sociale è pari a 546,23 euro mensili.
Questo significa che la soglia minima richiesta è:
- 1.638,69 euro al mese (3 volte);
- 1.529,44 euro al mese (2,8 volte – un figlio);
- 1.420,20 euro al mese (2,6 volte – due o più figli).
Avendo avuto due figli, la lettrice dovrebbe raggiungere almeno 1.420 euro circa di pensione mensile per poter uscire a 64 anni.
Con 25 anni di contributi, si tratta di un importo piuttosto elevato, raggiungibile solo con retribuzioni medio-alte e una carriera senza interruzioni.
E l’uscita a 71 anni?
Se non si raggiunge l’importo minimo per la pensione anticipata contributiva e non si hanno 20 anni per la vecchiaia ordinaria (non è questo il caso della lettrice), per i contributivi puri resta la pensione di vecchiaia contributiva a 71 anni, con almeno 5 anni di versamenti.
Ma nel caso in esame, avendo 25 anni di contributi, la misura di riferimento resta la vecchiaia ordinaria.
In sintesi
Con 25 anni di contributi, le opzioni realistiche sono:
- Pensione di vecchiaia a 67 anni (più eventuali mesi di adeguamento);
- Pensione anticipata contributiva a 64 anni, solo se:
- non vi sono contributi prima del 1996;
- l’importo maturato raggiunge almeno 2,6 volte l’assegno sociale (avendo due figli).
Il punto decisivo, quindi, è duplice:
- verificare la data del primo accredito contributivo;
- simulare l’importo pensionistico per capire se supera la soglia minima richiesta.
Con 25 anni di contributi non si è fuori dal sistema, ma le alternative restano limitate e fortemente condizionate dall’importo maturato.
