Potrebbero essere diversi i contribuenti che nel 2026 riusciranno finalmente ad andare in pensione. Si tratta in particolare dei nati nel 1959, l’identikit preciso di chi, avendo raggiunto l’età pensionabile, potrà accedere alla pensione di vecchiaia.
Nel 2026, infatti, resta in vigore il requisito anagrafico dei 67 anni, che salirà a 67 anni e un mese dal 2027. Per la pensione di vecchiaia, oltre all’età, servono sempre i 20 anni di contributi, versati a qualsiasi titolo: contributi da lavoro, figurativi, volontari e così via.
Nel 2026, però, potrebbero riuscire ad andare in pensione anche alcuni contribuenti che, almeno formalmente, risultano aver versato solo 15 anni di contributi.
O meglio: soggetti che riusciranno a completare i 20 anni richiesti pur avendo inizialmente una carriera contributiva ferma a 15 anni. Ma come è possibile?
In pensione dopo 15 anni di contributi nel 2026: ecco la via
La risposta è la Pace Contributiva, una misura che ha consentito di recuperare fino a 5 anni di contributi mancanti attraverso un riscatto oneroso. Le domande per accedere alla misura sono ormai scadute, perché la Pace Contributiva è stata operativa nel biennio 2024-2025, dopo essere già stata in vigore anche in precedenza.
La misura ha permesso ai contribuenti di coprire periodi di vuoto contributivo compresi tra l’anno del primo accredito e il 31 dicembre 2023, a condizione che su quei periodi non gravasse alcun obbligo di versamento.
Sono diversi i nati nel 1959 che, grazie agli ultimi versamenti effettuati tramite la Pace Contributiva, potrebbero trovarsi nel 2026 con una carriera contributiva passata da 15 a 20 anni. Questo perché uno dei vantaggi principali della misura era la possibilità di rateizzare il riscatto, anche su un periodo lungo.
Recuperare anni di contributi facilita l’uscita nel 2026
Chi nel 2026 riesce a completare il pagamento dei contributi riscattati con la Pace Contributiva in tempo utile rispetto al compimento dei 67 anni di età, potrà accedere alla pensione di vecchiaia. Il motivo è semplice: avrà raggiunto o superato la soglia dei 20 anni di contributi, requisito che prima non possedeva.
Ricordiamo che la Pace Contributiva consentiva di riscattare fino a un massimo di 5 anni di contributi. Il costo era interamente a carico del contribuente ed era calcolato applicando l’aliquota vigente nel fondo previdenziale di appartenenza.
Inoltre, era prevista la possibilità di:
- rateizzare il pagamento fino a 10 anni, con rate mensili;
- dedurre fiscalmente i contributi versati dal reddito imponibile, secondo il principio di cassa, cioè portando in deduzione quanto effettivamente versato nell’anno di imposta.
Chi ha scelto il pagamento rateale potrà quindi andare in pensione solo se completerà i 20 anni di contributi nel 2026. Lo stesso vale per chi ha versato l’importo in un’unica soluzione, attendendo semplicemente il raggiungimento dell’età pensionabile per accedere alla pensione di vecchiaia.