E’ stata un’operazione di grande rilievo per il mercato obbligazionario europeo quella di ieri di Terna, che ha emesso il primo Green Bond Standard per una società con sede in Italia. Ad occuparsene è stato il consorzio bancario composto da BNP Paribas, IMI-Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banca Akros, Bank of America, CaixaBank, Citi, Crédit Agricole, Goldman Sachs, Mediobanca, Santander, SMBC e Société Générale. L’esito si è rivelato un successo: ordini per 7 miliardi di euro contro un importo offerto di 850 milioni. Come vedremo, non è stato l’unico motivo di soddisfazione per la società elettrica.
Green bond di Terna, caratteristiche salienti
Il green bond di Terna è un ibrido: perpetuo, subordinato, non convertibile e non callable per i primi 6 anni.
Un titolo che presenta caratteristiche peculiari, tanto da essere stato riservato agli investitori istituzionali. L’emissione è avvenuta in base allo Euro Medium Term Notes da 4 miliardi, varato nel giugno dello scorso anno. I proventi della raccolta saranno destinati al finanziamento di “eligible green projects”, cioè progetti di natura ambientale.
L’emissione è avvenuta a premio di soli 123 punti base (1,23%) sul tasso “mid-swap”, mai così basso sull’intero mercato europeo. Ed è risultata a premio di meno di 60 punti base (0,60%) rispetto ad un’emissione senior di pari durata della stessa società.
Possibile rimborso alle seguenti date
Questo green bond di Terna emesso alla pari (prezzo 100/100) non ha alcuna scadenza ufficiale, trattandosi di un perpetuo. Tuttavia, l’emittente si riserva la facoltà e non l’obbligo di procedere al rimborso del capitale alle seguenti date di reset:
- 2 febbraio 2032
- 2 febbraio 2037
- 2 febbraio 2052
Fino al 2 febbraio 2032 (escluso), la cedola sarà fissa e pari al 3,875% lordo (2,8675% netto).
A partire da quella data, se non c’è stato il rimborso del capitale, la cedola diventa variabile. Essa sarà così determinata: tasso “mid-swap” a 5 anni più margine di 1,23%. Alla seconda data di reset il margine sarà aumentato di 25 punti base o 0,25%. A partire dalla terza, di ulteriori 75 punti base o 0,75%. Sempre, ovviamente, che la società non decida di rimborsare il capitale per estinguere il debito, magari approfittando di condizioni di mercato divenute più favorevoli.
Rating investment grade
Ci si attende che il green bond di Terna ottenga rating BBB da S&P e Baa3 da Moody’s. Il rischio di credito teorico risulta essere medio-basso. Sarà richiesta ammissione alle negoziazioni sul Mercato Obbligazionario Telematico di Borsa Italiana. Ricordiamo che l’emittente è controllata dallo stato tramite il 29,85% detenuto da CDP Reti. Presenta una capitalizzazione di mercato di 18 miliardi.
Green bond di Terna subordinato, ecco cosa significa
L’investitore interessato dovrebbe prestare attenzione a un’espressione usata dalle agenzie di rating per classificare il green bond di Terna: “equity content 50%”. Significa che lo considerano per la metà come se fosse capitale e soltanto per l’altra metà come debito. In virtù di cosa? La società può sospendere il pagamento delle cedole, assorbire eventuali perdite in caso di stress e deve procedere al suo pagamento solo dopo che siano stati soddisfatti i creditori senior nel caso di liquidazione.
In pratica, il green bond di Terna presenta un rischio maggiore di quello calcolato per le emissioni ordinarie. Il successo della società è stato di riuscire a spuntare condizioni ottimali per un’emissione del genere. Un segnale di forte fiducia del mercato verso la sua solidità finanziaria. D’altra parte, è vero anche che l’operazione era rivolta agli investitori istituzionali (banche, compagnie di assicurazione, fondi, ecc.), abituati per lavoro a gestire i rischi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it