Non è solo l’oro che brilla a ricordarci dei tempi particolari in cui viviamo. Il franco svizzero segna in queste ore ennesimi record storici contro euro e dollaro, scambiando a poco più di 0,92 contro il primo e a meno di 0,78 contro il secondo. Questi dati non tengono conto dei valori intraday segnati il 15 gennaio 2015 all’annuncio dell’abbandono del cambio minimo da parte della Banca Nazionale Svizzera. Ci confermano, invece, che la valuta elvetica assolve il ruolo di rifugio contro le tensioni internazionali. Un oro di carta, per dirla in maniera semplice.
Franco svizzero vola contro tensioni internazionali
Il dollaro è scivolato ai minimi da 4 mesi contro l’euro, scambiando in queste ore sopra 1,1850. Il presidente Donald Trump sarebbe in procinto di nominare il prossimo governatore della Federal Reserve e le attese sono per un successore di Jerome Powell più accomodante. Chiunque sia, probabilmente continuerà a tagliare i tassi di interesse per soddisfare la richiesta in tal senso del governo americano. E nelle scorse ore, da Atlanta è trapelato che il cambio contro lo yen sarebbe finito nel mirino dell’istituto per una possibile operazione “congiunta” con Tokyo per sostenere la valuta nipponica.
Tassi negativi non vicini
Le incertezze globali sono tante e talmente importanti da ridurre l’appetito per gli asset rischiosi e incentivare l’acquisto dei “safe asset”. Il franco svizzero rientra tra questi ultimi, grazie alla estrema solidità macroeconomica dello stato alpino. L’inflazione a dicembre è stata di appena lo 0,1% tendenziale. I prezzi al consumo negli ultimi 5 anni è stata inferiore al 7% contro più del 23% nell’Eurozona e il 24,4% negli USA.
Grazie a questa eccezione positiva, la BNS si è potuta permettere di ri-azzerare i tassi di interesse guida. Per il momento, esclude un ritorno ai tassi negativi, anche per non indispettire la Casa Bianca.
Impatto su economia alpina
Un franco svizzero così forte, però, non depone a favore delle esportazioni elvetiche, che incidono per circa il 47% del Pil ed esitavano nel 2024 un avanzo della bilancia commerciale per quasi l’8,5%. A fronte dell’estrema forza del cambio, i rendimenti elvetici restano bassissimi. Offrono lo 0,27% oggi per la scadenza a 10 anni e lo 0,455% per quella a 30 anni. Sul tratto a 2 anni viaggiano sotto -0,10%, implicando l’attesa di un nuovo taglio dei tassi entro il medio termine. Lo spettro di un intervento dell’istituto sul mercato forex per placare la forza del cambio resta. L’accordo appena siglato con gli USA sui dazi, però, impone cautela
Svizzera controcorrente sul debito pubblico
Nell’autunno del 2007, prima della crisi finanziaria mondiale, servivano fino a 1,70 franchi per acquistare 1 euro. Oggi, occorrono 1,085 euro per acquistare 1 franco svizzero. In meno di un ventennio, la valuta elvetica si è rafforzata di quasi l’85% contro la moneta unica e di quasi il 120% contro il biglietto verde dai primi anni Duemila. La sua forza, dicevamo, risiede nell’economia alpina. Oltre a prezzi stabili, c’è il basso debito pubblico ad attirare i capitali dall’estero. Qui, c’è stata un andamento controcorrente negli ultimi decenni.
Il rapporto con il Pil era arrivato al 58% nel 2024, mentre l’anno scorso risultava sceso sotto il 37%.
Franco svizzero valuta di economia forte
La confederazione non si è fatta abbindolare neanche dalla corsa alla regolamentazione registratasi nelle altre grandi economie occidentali. L’economia resta molto libera e affidata alle forze del mercato. La spesa pubblica non supera un terzo del Pil e la pressione tributaria viaggia intorno al 27% contro il 42,4% atteso per l’Italia nel 2025. Ricordatevi che quando acquistate una valuta, state inserendo nel vostro portafogli un titolo del debito emesso da una banca centrale. La domanda che vi dovete sempre porre è la seguente: il debitore è affidabile? La risposta la danno i numeri, che sono tutti dalla parte della Svizzera. Ed è per questo che, al di là delle oscillazioni fisiologiche, oggi non è possibile fissare un tetto al suo tasso di cambio contro le principali valute mondiali, con queste ultime a riflettere economie sempre più indebitate, ingessate e a bassa intensità di crescita.
giuseppe.timpone@investireoggi.it