Questa settimana per il Tesoro si è conclusa con un forte successo oltre ogni aspettativa: al collocamento sindacato di giovedì 8 gennaio il nuovo BTp a 7 anni e la riapertura del BTp Green 2046 hanno attirato ordini per complessivi 265 miliardi di euro. Mai richieste così alte ad una singola operazione in Italia. Un record trainato particolarmente dalla nuova scadenza con 150 miliardi di euro contro i 15 miliardi offerti. Il green bond a 20 anni, invece, è stato offerto per una nuova tranche di 5 miliardi contro i 115 richiesti. Dai dettagli pubblicati il giorno successivo è emerso che hanno partecipato al collocamento 390 investitori per il BTp a 7 anni e 360 per il BTp Green 2046.
Successo per BTp all’estero
Rilevante la quota degli investitori ESG (Environmental, Social and Governance), risultati sottoscrittori per il 55% del secondo titolo, una percentuale in linea con l’emissione dello scorso anno. Proseguendo con riferimento alla tipologia degli investitori, i fund manager hanno sottoscritto il 35,7% del BTp a 7 anni e il 47% del BTp Green, le banche rispettivamente il 32,2% e il 21,4%, gli hedge fund il 2,4% e il 4,6%, mentre gli investitori con orizzonte temporale lungo (fondi pensione, assicurazioni, banche centrali e istituzioni governative) il 27,6% e il 26,8%.
Gli investitori interessati sono stati di oltre 40 stati e quelli residenti fuori dall’Italia hanno ottenuto l’assegnazione del 78,8% del BTp a 7 anni e dell’84,1% del BTp Green. In media, quindi, gli investitori stranieri hanno acquistato circa l’80,1% dell’intero debito emesso per l’occasione. I quattro quinti dell’emissione sono andati a finire all’estero, confermando e migliorando una percentuale praticamente fissa ai collocamenti di questi ultimi anni.
La parte del leone l’ha fatta il Regno Unito con sottoscrizioni per il 22,6% e 37,3%, Scandinavia con 10,5% e 14,5%, Penisola iberica con 9,2% e 9,5%, Germania-Austria-Svizzera con il 5% per entrambe le tranche, Francia con 4,8% e 4,5%, altri stati europei per 7% e 3,3%. Infine, Medio Oriente al 6,1% e 5,7%, altri stati asiatici al 6,5% e 0,7% e Nord America al 7,1% e 3,6%.
Fiducia grazie a conti pubblici e stabilità politica
Il segreto del successo per i BTp si chiama estero. Se dentro i confini nazionali le famiglie continuano a mostrarsi molto allettate dalle emissioni rivolte al pubblico retail, gli investitori stranieri da tempo sono tornati ad aprire i portafogli per fare spazio al debito italiano. Stanno verosimilmente riducendo le esposizioni verso altri titoli emessi da governi come Francia, Regno Unito e Giappone. I rendimenti e gli spread parlano chiaro. E la ragione è semplice: l’Italia si sta mostrando affidabile come non lo era da decenni. Ha i conti pubblici più in ordine di tutte le altre grandi economie mondiali, gode di stabilità politica e per quanto cresca poco, perlomeno non sembra a rischio di recessione e di forti tensioni sociali.
Spread come nel 2008
Ieri, in apertura di seduta lo spread BTp-Bund a 10 anni è sceso sotto i 65 punti base, tornando ai minimi dall’estate del 2008. E’ come se i mercati avessero cancellato il triste ricordo di quanto accadde dopo il crac di Lehman Brothers.
Il trend positivo ci svela anche che i nostri bond non sono più trattati come “semi-periferici”, bensì come “semi-core”. E questo implica una minore volatilità rispetto ad eventi esterni come tensioni geopolitiche e shock economici. Un successo che i BTp stanno meritando dopo anni di discriminazioni non sempre giustificabili, frutto di una percezione distorta già all’interno dell’Italia. Il fatto che il governo stia riuscendo a tenere i conti in ordine senza vedere intaccato il proprio consenso, è la ciliegina sulla torta che sostiene la fiducia sui mercati.
giuseppe.timpone@investireoggi.it