Vitalizi parlamentari: il taglio non passa e la casta gongola

Respinta la delibera del Senato sul taglio ai vitalizi dei parlamentari. Vince la casta che si assicura privilegi a vita mentre il Paese è in sofferenza sotto il peso della pandemia.

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Respinta la delibera del Senato sul taglio ai vitalizi dei parlamentari. Vince la casta che si assicura privilegi a vita mentre il Paese è in sofferenza sotto il peso della pandemia.

I vitalizi dei parlamentari restano. Il ricorso presentato in Senato da un gruppo di senatori contro la delibera che prevedeva il taglio dei privilegi economici dei rappresentanti è stato approvato.

Più precisamente, la tanto attesa decisione sul taglio dei vitalizi dei parlamentari è stata respinta dalla Commissione Contenziosa di Palazzo Madama che ha annullato la delibera dell’ufficio di presidenza del 16 ottobre 2018 che ricalcolava col sistema contributivo l’assegno per gli ex senatori.

Annullata la delibera sul taglio dei vitalizi

La casta vince, quindi. Non solo, lo fa in un momento in cui il Paese è in sofferenza a causa dell’emergenza coronavirus, in barba a tutto e a tutti. Una vergogna, tuona il Movimento 5 Stelle, se si pensa che un parlamentare in Italia durante il proprio mandato “guadagna” mediamente 12.500 euro netti al mese, senza conteggiare i rimborsi, le spese di viaggio, le diarie, ecc. Una cifra superiore a quella dei colleghi europei e anche dei rappresentanti negli Stati Uniti, ma con la differenza che loro sono messi meglio finanziariamente dell’Italia che vanta un debito pubblico da primato mondiale. Secondo Vito Crimi del M5S: “(…) lo hanno fatto di notte, di nascosto. È uno schiaffo a un Paese che soffre. La casta si tiene il malloppo, noi non molleremo mai per ripristinare lo stato di diritto e il principio di uguaglianza. Chi dobbiamo ringraziare per questa operazione, la presidenza del Senato?“. E ancora: “Sono senza parole – aggiunge Luigi di Maio -. Chi pensa di gioire allora non ha capito nulla. Se ci sono interessi da tutelare sono solo quelli dei cittadini italiani che hanno sofferto per mesi gli effetti di questa pandemia. Abbiamo già abolito i vitalizi e non abbiamo alcuna intenzione di ripristinarli“.

Le ragioni del no al taglio dei vitalizi

Ma a fronte di chi deve ingoiare il rospo, in primi i contribuenti italiani, quelli vessati dalle tasse e che non trovano lavoro, c’è la casta degli irriducibili, quella guidata dall’avvocato Maurizio Paniz che ha assistito centinaia di senatori in questa estenuante battaglia. Paniz spiega che “la delibera è stata annullata perché ritenuta ingiustificata a fronte della giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale e del diritto dell’Unione europea, in base alla quale di fronte a una situazione consolidata gli interventi di riduzione degli importi devono rispondere a cinque requisiti, nessuno dei quali era stato rispettato dalla delibera. In primo luogo non deve essere retroattivo, mentre questo taglio lo era; in secondo luogo non deve avere effetti perenni, come invece li aveva la delibera; in terzo luogo non deve riguardare una sola categoria ma deve essere ‘erga omnes’, mentre qui si colpivano solo gli ex parlamentari; in quarto luogo deve essere ragionevole, mentre questo taglio raggiungeva l’8% degli importi; infine deve indicare dove vanno a finire i risparmi che non possono finire nel grande calderone del risparmio, e anche su questo punto la delibera era carente”.

I vitalizi parlamentari, cosa sono

I vitalizi dei parlamentari non sono altro che una rendita mensile concessa a deputati e senatori al termine del loro mandato istituzionale e durano per tutta la vita. Nascono nel 1954 per supportare chi era costretto a lasciare il proprio lavoro per accettare l’incarico elettivo e vengono erogati agli ex parlamentari che abbiano alle spalle almeno cinque anni di mandato effettivo svolto prima del 2012 e abbiano compiuto 65 anni (60 anni in caso di mandato superiore ai cinque anni). Furono aboliti nel 2012 dalla riforma pensionistica Fornero e sostituiti dalla pensione parlamentare basata sui contributi versati. Tuttavia, per i vecchi assegni il calcolo restava basato ancora sul metodo retributivo e costa ancora oggi svariati milioni di euro alle casse del Parlamento. Per questo nel 2018 il Movimento 5 Stelle ha deciso di riformare il sistema di calcolo anche per gli ex parlamentari, circa 2.600 persone, che con pochi anni di mandato percepiscono ancor oggi un vitalizio sproporzionato rispetto ai colleghi e al lavoro effettivamente svolto in passato.

Una sforbiciata con tagli fino al 60% in molti casi, ma che avrebbe prodotto risparmi e riequilibrato i conti delle Camere, ma che ha spinto circa duemila ex senatori e deputati a opporsi.

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