Tasse sulla casa: in aumento del 6% le imposte sulle plusvalenze immobiliari

Dal 2020 passeranno dal 20 al 26% le imposte sui guadagni (capital gain) realizzati dalla vendita dell’immobili. Una misura equiparata alla tassazione sulle rendite finanziarie.

di , pubblicato il
Dal 2020 passeranno dal 20 al 26% le imposte sui guadagni (capital gain) realizzati dalla vendita dell’immobili. Una misura equiparata alla tassazione sulle rendite finanziarie.

Aumentano le tasse sulla casa. Si tratta per la precisione delle imposte sulla compra vendita degli immobili e che riguarda i guadagni realizzati (capital gain) fra l’acquisto e la successiva vendita di una casa fatta nell’arco di cinque anni. L’imposta dal 2020 passerà dal 20 al 26%.

Così la manovra finanziaria per il 2020 equipara la tassazione sulla plusvalenza immobiliare introdotta nel 2006 a quella sulle rendite finanziarie innalzandola di 6 punti percentuali. Una misura che andrà a colpire più che altro gli operatori del settore e i costruttori, oltre a tutti coloro che dalla compra vendita di immobili realizzano guadagni. Passerà, dunque, dal 20% al 26% l’aliquota dell’imposta sostitutiva per la tassazione delle plusvalenze realizzate a seguito di cessione di terreni e fabbricati acquistati o costruiti da non più di cinque anni.

Tasse in aumento sulla plusvalenza da vendita immobili

Insomma, acquistare e vendere case costerà di più e lo Stato incrementerà maggiori imposte. Sicchè chi, ad esempio, realizzerà una plusvalenza di 10.000 euro dalla vendita dell’immobile dovrà pagare 600 euro in più di imposte sostitutive dal 1 gennaio 2020. L’intenzione del Governo quella è di adeguare la percentuale di tassazione sulle vendite di case ed altri beni immobili, equiparando l’imposta sulla plusvalenza all’aliquota delle imposte sostitutive sulle rendite finanziarie, al momento al 26%. Resta ancora da vedere se l’alternativa prevista dalla legge per riportare le plusvalenze nella tassazione ordinaria Irpef (dal 23 al 43 per cento) sarà confermata.

Mercato immobiliare ancora stagnante

Detto questo, anche se le imposte dovessero salire dal 2020, è difficile immaginare che lo Stato incasserà più soldi visto che il trend del mattone in Italia è generalmente al ribasso. I grandi affari di un tempo sugli immobili sono tramontati e l’edilizia residenziale è il settore più in crisi dl 2008, cioè da quando è scoppiata la crisi finanziaria. Vi sono segnali di ripresa, soprattutto nelle grandi città, ma i prezzi si muovono appena e non salgono. Aumentano i contratti, anche per via dei tassi dei mutui molto bassi e degli incentivi a sottoscriverli, ma sulla compravendita è difficile realizzare guadagni in conto capitale.

Compravendite in aumento, ma prezzi stabili

Come conferma un’analisi dell’Ufficio studi del Gruppo Tecnocasa, le compravendite continueranno a crescere nei prossimi mesi ed è atteso un aumento dei prezzi nelle grandi città, ma molto contenuto (1-3 per cento). Nei comuni dell’hinterland e nei capoluoghi di provincia i prezzi resteranno però ancora stabili. Un segnale non trascurabile è la velocizzazione dei tempi per comprare o vendere casa (nelle grandi città occorrono mediamente 122 giorni, come ai tempi prima della crisi), con la prospettiva che nei prossimi mesi i tempi si riducano ulteriormente. L’investimento nel mattone nelle grandi città è sostenuto da una combinazione di fattori che vanno dalle agevolazioni fiscali all’aumento dei canoni di affitto. I tassi sui mutui decisamente bassi e le detrazioni fiscali sono il perno principale intorno al quale si sta cercando di rianimare il mercato immobiliare in Italia.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,

I commenti sono chiusi.