Se vai in pensione e vuoi sapere quanto prendi guarda questo dato negli ultimi 5 anni

Se si va in pensione quanto si può prendere? A quanto potrebbe ammontare l’importo dell’assegno previdenziale? Guarda questo dato.

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Se si va in pensione quanto si può prendere? A quanto potrebbe ammontare l’importo dell’assegno previdenziale? Guarda questo dato.

Se si va in pensione quanto si può prendere? A quanto potrebbe ammontare l’importo dell’assegno previdenziale? L’anno di inizio, il percorso lavorativo, l’aumento della speranza della vita, l’andamento dell’economia italiana e i contributi volontari sono tutti fattori che incidono sull’assegno previdenziale.

Importo della pensione: da cosa dipende? Quali sono i fattori da prendere in considerazione?

Sono diversi i fattori che influenzano l’importo dell’assegno previdenziale. Più si va tardi in pensione, maggiore sarà l’importo dell’assegno previdenziale. Inoltre, più contributi sono stati versati durante il corso della vita professionale maggiore sarà la pensione erogata mensilmente dall’INPS. In altre parole, maggiore è il montante contributivo e più alta sarà la pensione.

Anche il sistema di calcolo influenza l’importo dell’assegno previdenziale: per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 si applica il sistema di calcolo misto della pensione. È necessario calcolare due componenti, una componente calcolata con il sistema retributivo fino al 31 dicembre 1995 e una componente computata con il sistema contributivo dal 1996 in poi. A parità di età e del montante contributivo, l’importo dell’assegno previdenziale sarà maggiore per chi ha versato più contributi prima del 1996.

Assegno previdenziale: l’andamento dell’economia italiana, PIL nominale e inflazione

La pensione dipende anche dal trend dell’economia italiana: i contributi previdenziali vengono rivalutati annualmente per la media del PIL dei 5 anni precedenti. Pertanto, i contributi accantonati ogni anno vengono rivalutati in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale, ovvero all’incremento del PIL nominale, il quale comprende il tasso di inflazione.

La stessa legge Dini recita:

“il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo, (PIL) nominale, appositamente calcolata dall’Istituto   nazionale   di statistica (ISTAT), con riferimento al quinquennio precedente   l’anno   da rivalutare.

In occasione di eventuali revisioni della serie storica del PIL operate dall’ISTAT i tassi di variazione da considerare ai soli fini del calcolo del montante contributivo sono quelli relativi alla serie preesistente anche per l’anno in cui si verifica la revisione e quelli relativi alla nuova serie per gli anni successivi.”

Si può ben comprendere che dall’andamento del PIL dipende l’entità della pensione dei lavoratori attivi. Nel corso dell’anno 2021, come comunicato in una nota del Ministero del Lavoro, il tasso di rivalutazione inferiore a 1 ha cagionato una perdita di valore del montante contributivo, che rappresenta il 33% dell’assegno pensionistico. Il crollo del PIL italiano non comporta la diminuzione dell’assegno previdenziale, ma il versamento dei contributi previdenziali all’INPS è poco conveniente.

 

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