Se slitta la neve slittano anche le tasse: la proposta di rinvio salva stagione

La neve arrivata in ritardo potrebbe far slittare anche alcune scadenze fiscali

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Ormai dal 2019/2020 l’inverno sembra aver dimenticato la parte bassa della Penisola, in particolare le montagne dell’Appennino, specie Abruzzo, Toscana ed Emilia Romagna, dove la neve ha fatto solo fugaci apparizioni, lasciando gli impianti di sci chiusi e gli operatori turistici stagionali con un numero esiguo di turisti.

Solo pochi giorni per poter monetizzare con gli impianti e tutto l’indotto ad essi collegato.

A tutto questo bisogna aggiungere una contingenza cruciale come la pandemia per capire quanto sia delicato il quadro economico delle attività coinvolte da questa renitenza dell’inverno. Gli aiuti di Stato potrebbero non bastare.

Piove, Governo ladro” dice un vecchio detto. E pochi sanno che quel modo di dire deriva proprio dalla pioggia che, bagnando i sacchi di sale, ne aumentava il peso facendo salire anche le tasse calcolate per kg. Oggi il fattore meteo per le tasse non sarebbe più la pioggia bensì la neve.

Fortunatamente almeno sulle Alpi la stagione procede senza problemi, riducendo per il governo il problema di aiuti. E proprio di aiuti è tornato a parlare Antonio Barreca, Direttore generale Federturismo Confindustria.

No neve no tasse: una moratoria per gli impianti di sci chiusi

L’obiettivo primario, che Barreca discuterà con il Ministro per il Turismo Daniela Santanché, è la moratoria sul pagamento delle tasse (IMU, TARI e TASI) per i prossimi mesi, oltre ad un ristoro per le perdite subite nel 2021, altro anno horribilis per il turismo invernale.

Si spera, intanto, come successo per lo scorso anno, in un arrivo tardivo della neve per recuperare parte della stagione con un finale prolungato.

Riconversione delle zone a minor vocazione sciistica

Un altro argomento al centro delle nuove misure riguarda la possibile riconversione di tutte quelle aree che da anni non attirano più sciatori, ma che sono strutturate esclusivamente per accogliere quel tipo di turismo.

Un retaggio degli anni ’80 ’90, quando la neve era più abbondante ed era più diffusa la cultura di affittare case per l’intera stagione invernale.

Il passaggio ad un turismo mordi e fuggi ha di fatto spopolato alcuni centri dell’Appennino, con conseguenze notevoli su tutto l’indotto (chiusura di attività commerciali, ricettive e di ristoro): se prima erano intere famiglie a passare le vacanze di natale ed i week end in montagna, ora si preferisce la visita in giornata.

La settimana bianca è di fatto solo un lontano ricordo.

Neanche l’innevamento artificiale rappresenta una soluzione, perché c’è bisogno sia di uno spessore minimo del manto, sia di temperature rigide, che al momento sembrano latitare.

Questo per via di quel fenomeno che è noto come tropicalizzazione e che sta coinvolgendo le zone del centro Italia, inclusi i rilievi appenninici.

La mitigazione del clima in questo aree montane potrebbe essere lo spunto per riconvertire il turismo in forme diverse: non più un modello neve a 360°, ma proposte basate anche sulla bellezza dei nostri borghi, con eventi anche di natura culturale, sociale ed enogastronomica.

 

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