Sanità: il mercato nero delle visite specialistiche

Il mercato nero delle visite specialistiche sta sempre più dirottando le risorse stanziate per il pubblico verso il privato con gravi danni per i cittadini meno abbienti.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
Il mercato nero delle visite specialistiche sta sempre più dirottando le risorse stanziate per il pubblico verso il privato con gravi danni per i cittadini meno abbienti.

A causa dei tempi di attesa troppo lunghi per le visite specialistiche molto spesso i cittadini sono costretti a rivolgersi, invece, al sistema di sanità pubblica, a quello privato. Questo perché molto spesso non viene rispettata la procedura che, almeno sulla carta, è molto semplice.

Visite specialistiche: come si arriva al mercato nero?

Se il cittadino chiama una struttura per prenotare una visita specialistica e questa non può garantire i tempi previsti per la stessa, dovrebbe essere lo stesso sportello delle prenotazioni ad indicare al cittadino una struttura pubblica o privata convenzionata che garantisca la visita in tempi più brevi. Nel caso in cui nessuna struttura pubblica o convenzionata sia in grado di erogare la prestazione, l’Azienda sanitaria può autorizzare la prestazione in regime intramurario in cui il cittadino deve, comunque, pagare solo il ticket senza sostenere alcun costo aggiuntivo per la visita.

”La prestazione intramuraria risulta per il medico molto più vantaggiosa dal punto di vista economico e il fenomeno è talmente sfuggito di mano che lo stesso Ministro con una circolare del 14 giugno 2018, chiedeva agli Assessorati per la sanità delle Regioni le modalità e i criteri individuati dai piani aziendali per la determinazione dei volumi di attività istituzionale e dei volumi di attività libero-professionale intramuraria” scrive Federcontribuenti.

Quanto ci perde la Sanità?

Federcontribuenti fa notare che con le visite nere delle visite specialistiche ‘ i medici che svolgono la professione intramoenia sono il 48% e solo il 20% di quanto percepiscono va al SSN. Ogni anno la prestazione intramurale vale 1.2 miliardi di euro. Se si rispettasse la normativa delle prestazioni fuori tempo massimo, questi flussi si ridurrebbero con un notevole risparmio per le casse del SSN. Ormai si parla di veri e propri Cup pubblici promoter”.

Nonostante i finanziamenti per la spesa pubblica siano aumentati “nessuno fa luce su un meccanismo perverso che sta polverizzando tutto il sistema sanitario nazionale tant’è vero che non solo le liste di attesa non si sono ridotte, non solo continuiamo a chiudere ospedali ma aumentano i cittadini che non riescono ad accedere alle cure. Ma tutti questi soldi, a chi vanno? Quanto pesa la parte amministrativa sul budget del SSN? Lo spreco è a monte, mai a valle” chiarisce sempre Federcontribuenti.

Se le liste di attesa non si riducono è chiaro che il motivo sta nella mancanza di strutture sul territorio e le regioni  sottoposte a controlli sono Puglia, Abruzzo, Sicilia, Calabria, Campania, Lazio e Molise di cui le ultime quattro sono commissariate.

Cosa fare?

Federcontribuenti spiega che “Occorre: obbligare a svolgere l’intramoenia solo all’interno delle strutture del SSN e porre un tetto massimo annuale a tale pratica. Inoltre vanno subito potenziate le strutture sanitarie sui territori, perchè a questo serve pagare le tasse. E ancora verificare a tappeto la procedura di accoglienza pazienti nelle strutture private e negli studi medici privati” perchè il 60% delle risorse stanziate per il SSN pubblico viene dirottato verso il privato con grave danno per il cittadino anche perchè nel settore privato nasce e vive anche l’evasione fiscale.

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Argomenti: News diritto, Sanità