Rottamazione delle cartelle, ecco le cose che penalizzano i contribuenti ma nessuno ne parla

Come funziona la rottamazione delle cartelle e perché a volte sembra limitativa per i contribuenti interessati.

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cartelle cancellate

Entro fine aprile i contribuenti che hanno a che fare con cartelle di pagamento e cartelle esattoriali, devono presentare l’istanza per la definizione agevolata. Questo significa che producendo domanda potrebbero avere accesso ai notevoli vantaggi della rottamazione. Ma siamo sicuri che la rottamazione delle cartelle esattoriali dia solo vantaggi? Oggi, nel rispondere al quesito di un nostro lettore, affrontiamo un nuovo aspetto della rottamazione delle cartelle. Parliamo dell’aspetto relativo alle evidenti limitazioni che la rottamazione impone. Limitazioni che rischiano di escludere dal beneficio molti contribuenti.

“Sono un contribuente interessato dalla sanatoria delle cartelle esattoriali. Purtroppo ho diversi debiti con l’agente della riscossione. Troppi debiti davvero, perché saranno, al momento, circa 30.000 euro tutto compreso. Con la rottamazione, secondo i calcoli del mio commercialista, risparmierei circa 5.000 euro. Ma per come è impostata la rottamazione, già a luglio pagherei tanto con la prima rata. Soldi che non ho naturalmente. Come devo fare?”

La domanda per la rottamazione delle cartelle, cosa fare e come farlo?

La rottamazione delle cartelle esattoriali è senza dubbio il provvedimento più delicato della nuova sanatoria delle cartelle del governo.

In effetti è l’unica misura che necessita di una domanda da parte del diretto interessato, cioè del contribuente che ha i debiti con il concessionario alla riscossione. Lo stralcio o la cancellazione automatica delle cartelle operano in automatico e quindi il contribuente non è chiamato ad adempimenti particolari. Una cosa che invece la rottamazione prevede. E si tratta della domanda di definizione agevolata, come si chiama la misura che è giunta alla sua quarta edizione. E come al solito si tratta di una misura che offre un duplice vantaggio al contribuente, che potrà godere di sconti e rateizzazioni.

Le date della sanatoria delle cartelle, ecco l’ABC della rottamazione

Con la sanatoria delle cartelle esattoriali del Governo Meloni ecco la rottamazione quattro.

Si tratta del quarto provvedimento di sanatoria delle cartelle esattoriali, che ha nel meccanismo ormai una costante. Le cartelle esattoriali che rientrano nella rottamazione, saranno prima di tutto corrette come importo. Infatti verranno azzerate sanzioni e interessi per ritardata iscrizione a ruolo. Le cartelle interessate sono tute quelle affidate all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 ed il 30 giugno 2022. Cartelle che una volta accettata la richiesta da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, potranno essere pagate a rate e fino a 18.

Le date della rottamazione delle cartelle

Quindi, entro il prossimo 30 aprile i contribuenti dovranno aprire la pagina del sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Nell’area libera, e quindi non nell’area riservata all’accesso con SPID, CIE o CNS, chiunque potrà cliccare su definizione agevolata e presentare la domanda di adesione. Occorrerà inserire la propria carta di identità e inserire tutte le cartelle da rottamare, ciascuna con il proprio numero di identificazione. Entro il 30 giugno l’Agenzia delle Entrate dovrebbe accettare l’istanza o respingerla. O in altri casi, accettare l’istanza solo per determinate cartelle inserite e respingerla per le altre.

In sostanza, l’Agenzia delle Entrate Riscossione rispondendo al diretto interessato dirà a quanto ammonta il debito finito in rottamazione, in quante rate è stata accolta la richiesta del contribuente e come pagarle. La prima rata scade il 31 luglio 2023. Data che è anche quella eventualmente scelta come pagamento in unica soluzione da parte del contribuente. La seconda rata invece scadrà il 30 novembre 2023. in pratica, sono due le rate del 2023, che devono coprire il 20% totale del debito, cioè il 10% cadauna.

Rate troppo alte? ecco il limite

Le altre 16 rate che potenzialmente l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha accolto al contribuente scadranno tutte a data fissa per i 4 anni successivi. Il restante debito, cioè quello che resta dopo aver versato il 20% con le prime due rate, sarà diviso in egual misura e con interessi del 2% nelle 16 rate successive.

Rate che saranno tutte di uguale importo e pari al 5% del debito complessivo cadauna. Le scadenze saranno il 28 febbraio del 2024, 2025, 2026 e 2027 e così anche ogni 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ciascun anno. La struttura della rottamazione però rende difficile la sua fruizione. E il nostro lettore lo dimostra.

Per esempio, aderendo alla sanatoria lui che ha debiti ingenti, nell’ottica di 30.000 euro, anche con gli sconti relativi a taglio di sanzioni e interessi, finirebbe con il dover pagare comunque 25.000 euro. E le prime due rate rischiano di essere da 2.500 euro l’una. Non certo una cifra irrisoria. Soprattutto se consideriamo che andrebbero trovati questi soldi già entro il prossimo mese di luglio. Una limitazione che rischia di rendere la sanatoria poco fruibile.

Meglio le rottamazioni ordinarie

Se consideriamo che l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha piani di rateizzazioni che possono essere richiesti a prescindere da sanatorie o rottamazioni, è evidente che qualcosa di alternativo a quanto detto prima i contribuenti potrebbero trovare. Se pensiamo che si può arrivare pure a 120 rate, e quindi a 10 anni, un debito da 30.000 euro può essere saldato con rate da 300 euro al mese o poco più. Magari non si godrà del vantaggio dello sconto della rottamazione, ma il rientro sarebbe senza dubbio migliore e più facile.

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