Riforma pensioni: via dal lavoro a 62 anni, come in Francia

Per la riforma delle pensioni si strizza l’occhio anche alla Francia dove si va in pensione a 62 anni. Perché allora quota 100 non va bene?

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In pensione a 62 anni, come fanno in Francia? L’ipotesi al vaglio dei tencici nell’ambito della riforma pensioni non è azzardata e ricalca un po’ il pensionamento anticipato introdotto con quota 100 che tutti vorrebbero sulla forca.

Ma quota 100 prevede appunto la possibilità di andare in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi, in deroga ai requisiti previsti dalla riforma pensioni Fornero. Cos’è che non va bene allora? L’opinione pubblica è vessata da tempo su questo tema. Dal problema di riformare il sistema pensionistico italiano mettendo in croce quota 100, vista come uno sbaglio, un errore. Ma quota 100 è stata finora la soluzione ideale che ha consentito a migliaia di lavoratori di lasciare il posto anzitempo. Certo, il meccanismo di pensionamento anticipato sarebbe da rivendere nel sistema di calcolo in relazione alle aspettative di vita. Per non aggravare troppo il peso della spesa previdenziale sulle casse dell’Inps. Così il governo pensa in proposito a rivedere i termini dell’uscita anticipata dal lavoro introducendo una penalizzazione rispetto alla pensione di vecchiaia.

In pensione a 62 anni, come in Francia

Tuttavia, l’uscita a 62 anni di età potrebbe essere assicurata e confermata con almeno 38 anni di contributi. Perché no? Il modello francese, difeso a spada tratta dai lavoratori d’Oltralpe prevede appunto il pensionamento a 62 anni. Oltre non si va. Da noi si scivola fino a 67 e, se non si hanno almeno 20 anni di contribuzione alle spalle, si va anche oltre. In Francia è addirittura previsto il pensionamento anticipato per lavori usuranti (60 anni), per le forze armate e di polizia (57 anni) o per invalidità (tra i 55 e 59 anni) . E’ prevista anche la possibilità di una pensione anticipata con penalizzazione per chi chiede la liquidazione del trattamento di vecchiaia senza aver maturato la necessaria anzianità per l’ottenimento dell’assegno ad aliquota piena.

In questo caso viene applicata appunto una decurtazione o aliquota minorata.

Riforma pensioni: quota 100 va bene

Quindi, attenzione a immolare quota 100 sull’altare sacrificale della riforma pensioni prima del tempo. Perché quota 100, se rimodulata con i dovuti accorgimenti di calcolo, potrebbe essere la soluzione ideale. Inutile andare a cercare soluzioni complicate o diverse da quelle attuali. Difficile inoltre che un governo (almeno una parte) che ha firmato per l’approvazione di quota 100 di colpo rovesci tutto smantellando un’impalcatura che ha comunque dato i suoi frutti e liberato anzitempo posti di lavoro. Il problema di quota 100, semmai, è la sua fine, prevista per il 31 dicembre 2021, che determinerà uno scalone con i requisiti di pensionamento previsti dalle regole della Fornero. Come ha fatto più volte presente il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo

“Bisogna impedire che si venga a creare un divario fra chi ha potuto beneficiare del pensionamento anticipato a 62 anni con chi dovrà aspettare fino al compimento dei 67 per andare in pensione. Un aggiustamento è necessario e doveroso per evitare discriminazioni”.

Pensioni anticipate a 62 anni ma con penalizzazione

E’ evidente che il problema sia più di natura politica che tecnica. Per mantenere in piedi il sistema di pensionamento con uscita anticipata dal lavoro a 62 anni servono miliardi, almeno una decina ogni anno. Ma il problema potrebbe essere superato introducendo appunto una penalizzazione che tenga conto dal 2022 in avanti del sistema di calcolo esclusivamente contributivo (e non misto) per chi volesse anticipare l’uscita dal lavoro. Con penalizzazione inferiore o minima per chi ha svolto lavori usuranti o sia lavoratore precoce.

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