Riforma pensioni: perché Quota 41 non è realizzabile. Meglio l’uscita flessibile proposta dall’Inps

Tramontano le speranze di Quota 41 per la riforma pensioni. Per l’Inps costa troppo, meglio l’uscita flessibile ideata dal presidente Tridico. Come funziona.

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La riforma pensioni resta impantanata, tanto nelle intenzioni, come nelle proposte. Quota 41 non è realizzabile, costa troppo e lo Stato in questo momento non può permettersi di sforare i tetti di spesa.

Sul tema è tornato a parlarne il presidente dell’Inps Pasquale Tridico durante la presentazione dell’indagine Inps-Upb su Quota 100. Nel triennio 2019-2021 sono andate in pensione 380 mila persone, per una spesa proiettata al 2025 di oltre 23 miliardi di euro.

La riforma pensioni con Quota 41

In questo contesto di spesa già esorbitante, Quota 41 costerebbe alle casse dello Stato altri 18 miliardi di euro, sempre fino al 2025. Il che è francamente irrealizzabile, anche perché il premier Mario Draghi ha messo il veto su qualsiasi riforma pensioni che non sia finanziariamente sostenibile.

Quota 41, quindi, come vorrebbero i sindacati e come propone la Lega rischia quindi rimanere un sogno nel cassetto e uno slogan elettorale. Oltretutto andare in pensione con 41 anni di contributi versati indipendentemente dall’età non produrrebbe particolari vantaggi. Già oggi si può uscire dal lavoro a 42 anni e 10 mesi (41 e 10 mesi per le donne), come previsto dalle regole Fornero.

Ma l’Inps boccia anche la pensione a 64 anni col ricalcolo contributivo: costerebbe meno rispetto a Quota 41, ma sempre tanto. 6 miliardi di euro fino al 2025, pur introducendo il requisito minimo a 35 anni di anzianità contributiva.

La proposta di Tridico

Torna così a fari strada la proposta di Tridico per una pensione flessibile in due tempi. Una soluzione che permetterebbe di agevolare l’uscita dei lavoratori facendo risparmiare soldi allo Stato. Ma come funzionerebbe la riforma pensioni così pensata?

Una prima parte di rendita sarebbe liquidata subito, al raggiungimento dei 63 anni di età, ma a valere solo sui versamenti effettuati nel sistema contributivo.

Cioè quelli maturati dal 1996 in poi. Poi, una seconda parte al raggiungimento dei 67 anni, a valere sulla restante parte dei versamenti effettuati prima del 1996 cioè nel sistema di calcolo retributivo.

La pensioni così concepita avrebbe il merito di mantenere in equilibrio i conti dell’Inps e, grazie ai risparmi realizzati da quota 100. Secondo Tridico

con l’anticipo della quota contributiva della pensione con il requisito di almeno 63 anni di età e almeno 20 anni di contribuzione e un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale, la spesa pensionistica sarebbe di 3 miliardi.

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preposizione

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congiunzione

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aggettivo

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