Quanto prende di pensione chi non riesce a smettere di lavorare prima di 70 anni: la (bella) sorpresa sull’importo minimo

Chi ritarda l’accesso alla pensione otterrà una rendita più alta. Il vantaggio sarà maggiore per chi ha pochi contributi e ricorrerà alla pensione minima.

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Ritardare l’uscita dal lavoro equivale anche a ottenere una pensione più alta. Questo dipende sostanzialmente dai coefficienti di trasformazione dei contributi che aumentano in base all’età. E quindi l’importo della rendita cresce.

Dal 1 gennaio 2023 questi coefficienti sono aumentati per via della diminuzione della speranza di vita a causa della pandemia. Questo significa, in estrema sintesi, che lo Stato pagherà pensioni più alte ma per meno tempo. Il vantaggio è, poi, maggiore per le pensioni più basse. Vediamo perché.

Pensioni più alte con i nuovi coefficienti di trasformazione

Con decreto interministeriale del ministro del Lavoro e dell’Economia dello scorso 1 dicembre 2022, sono stati aggiornati i coefficienti di trasformazione del montante contributivo, entrati in vigore il 1 gennaio 2023.

In base ai dati ufficiali, valevoli per il biennio 2023-2024, le nuove pensioni saranno un po’ più alte rispetto al passato quando la vita media era più lunga. Ciò significa che, a parità di contributi versati, chi andrà in pensione quest’anno e l’anno prossimo percepirà un rendita leggermente più alta rispetto a chi vi è andato nel 2022.

Il coefficiente di trasformazione, infatti, per chi va in pensione coi requisiti di vecchiaia a 67 anni, è salito dal 5,575% a 5,723%. Su un montante contributivo pari a 300mila euro questo comporta un incremento della rendita annuale di 440 euro circa. 34 euro al mese in più per tredici mensilità.

Come funziona il calcolo della rendita

I coefficienti di trasformazione, come noto, sono applicati al montante contributivo solo per la quota contributiva della pensione. Riguarda gli anni dal 2012 in poi (riforma Fornero) per chi può vantare almeno 18 anni di contributi versati prima del 1996. Per chi ha meno di 18 anni di contributi fino al 1996, la quota contributiva parte dal 1996.

I coefficienti di trasformazione, quindi, si utilizzano solo per liquidare quella porzione di pensione che ricade nel sistema di calcolo contributivo della rendita.

Non vi è alcun dubbio che questo sistema di calcolo della pensione riguarderà sempre più lavoratori col passare del tempo. Cioè fino a quando per tutti la rendita sarà calcolata col sistema contributivo puro.

E’ curioso notare come il vantaggio maggiore, in questo senso, lo ottiene chi avrà una pensione bassa o minima rispetto a chi, invece, avrà una pensione medio-alta. Questo perché il nuovo meccanismo di rivalutazione delle pensioni penalizza gli assegni più alti rispetto a quelli più bassi premiando addirittura le pensioni minime che salgono del 8,9%, più del tasso fissato dal Governo l’anno scorso. In questo senso, un lavoratore con pochi contributi, ad esempio, che decidesse di smettere di lavorare intorno ai 70 anni, riceverebbe un trattamento pensionistico di tutto vantaggio rispetto a chi non spetta la pensione minima.

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