Perché la pensione delle donne è più bassa e la sfida per il 2023: verso l’uguaglianza di genere?

La pensione delle lavoratrici è più bassa di quella degli uomini di quasi un terzo. Cosa potrebbe succedere con la riforma.

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Più tutele per le lavoratrici. Sembra questo il messaggio che arriva da più parti al governo in tema di riforma pensioni. Per colmare il gap salariale, ma anche quello delle rendite pensionistiche nei confronti degli uomini.

Di fatto la pensione delle donne ammonta in media a 1.350 euro mensili, rispetto ai 1.860 euro degli uomini. Una differenza nota e che trae origine dallo svantaggio sociale delle lavoratrici impegnate spesso con le faccende domestiche e familiari.

La pensione delle donne è più bassa

La differenza sta nel fatto che le donne lavorano meno, versano meno contributi degli uomini e vanno in pensione prima. Detta così sembra colpa loro, ma di fatto è una penalizzazione che deriva dal doppio lavoro che esse svolgono nella società moderna.

Ne consegue che gli importi delle pensioni sono più bassi di quasi un terzo rispetto alle pensioni degli uomini. Proprio perché il loro lavoro all’interno delle mura domestiche non è riconosciuto ai fini pensionistici, ma è ugualmente necessario e indispensabile.

Di fatto, le donne sono spesso costrette a lasciare il lavoro in anticipo o a ricorrere a frequenti forme di part time. Spesso sono anche costrette a rinunciare a opportunità di carriera per restare vicino alla famiglia, così come ad assentarsi spesso dal lavoro per accudire i figli.

Opzione Donna per sempre?

Ciò premesso, il Ministro del Lavoro Andrea Orlando propone di rendere Opzione Donna strutturale o quanto meno rinnovabile su base pluriennale. Proprio allo scopo di riconoscere loro un “premio” che le ricompensi per il ruolo che rivestono, non certo per creare diseguaglianze di trattamento previdenziale.

Non è ancora chiaro se l’età pensionabile resterà 58 anni (59 per le lavoratrici autonome). Le intenzioni del governo sono quelle di eliminare tutte le pensioni al di sotto dei 60 anni, comprese quelle di anzianità dei militari.

Resta però il fatto che con 35 anni di contributi versati (altro requisito fondamentale) per una lavoratrice è più che sufficiente per lasciare il lavoro dopo essersi occupata anche di famiglia e faccende domestiche.

Col tempo, poi, Opzione Donna non sarà più una forma di pensione anticipata, ma diventerà gradualmente una vera e propria pensione ordinaria. Così come previsto dalla riforma Fornero per quanto concerne il sistema di calcolo dell’assegno

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