Pensioni: uno scivolo anche per gli statali?

La fine di quota 100 sarà più pesante per i dipendenti pubblici rispetto a quelli privati. Ecco perché e come si potrebbe rimediare.

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La fine di quota 100 sarà più pesante per i dipendenti pubblici rispetto a quelli privati. Ecco perché e come si potrebbe rimediare.

La fine di quota 100 potrebbe rappresentare uno spartiacque fra lavoratori privati e pubblici. Di fatto, mentre per i primi (non per tutti) restano aperte le possibilità dello scivolo pensionistico, per gli statali è improponibile.

Il perché è subito spiegato. Si tratta, come sempre, di soldi. Per i privati è infatti il datore di lavoro che paga lo scivolo alla pensione, mentre per i dipendenti della pubblica amministrazione è lo Stato, cioè la collettività.

Uno scivolo anche per gli statali?

Estendere il pre pensionamento anche al pubblico impiego sarebbe un onere troppo impegnativo per le casse dello Stato. Tanto varrebbe mandare tutti in pensione con 41 anni di contributi, come vorrebbero i sindacati.

Ma se quota 41 è troppo onerosa (9,5 miliardi di euro all’anno in più di spesa), figuriamoci cosa potrebbe costare uno scivolo pensionistico di cinque anni. Considerata anche l’età media dei dipendenti statali che sfiora i 54 anni, sarebbe una mazzata per il Tesoro.

Anche l’uscita “anticipata” con 42 anni e 10 mesi (uno in meno per le donne), prevista dalle regole Fornero, già adesso ha un costo importante per le casse dello Stato. Figuriamoci se si dovesse concedere uno scivolo.

In pensione ma con meno soldi

Ma per far funzionare bene la pubblica amministrazione sarebbe necessario un profondo ricambio generazionale. Molti dipendenti pubblici, purtroppo, non riescono a tenere il passo coi cambiamenti e ne va dei servizi offerti al cittadino.

Di fondo, però, occorre permettere agli statali di andare in pensione a 62 anni. Il ministro della P.A. Renato Brunetta parlava tempo fa di incentivo all’esodo, ma sembra essere stato zittito all’improvviso.

Dopo quota 100 (terminerà il 31 dicembre 2021) si sta valutando una riforma che permetta comunque di evitare lo scalone con i requisiti di vecchiaia (67 anni di età).

Si sta pensando comunque di mantenere fermo il requisito anagrafico previsto per quota 100 e cioè i 62 anni di età, ma con penalizzazione. Così potrebbe prendere piede l’idea di concedere il pensionamento anticipato se il lavoratore decidesse di accettare la liquidazione della pensione con sistema contributivo.

Esattamente come avviene per opzione donna, dove la pensione è calcolata solo con il sistema di calcolo contributivo, più penalizzante rispetto a quello retributivo e misto. Forma di pensionamento anticipato che probabilmente sarà estesa anche al 2022.

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