Pensioni sempre più basse, ma non è colpa solo dell’inflazione

Le pensioni future per chi lavora saranno sempre più basse. Quello che pochi sanno sul calcolo della rendita e sulla rivalutazione dei contributi.

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Le pensioni in Italia si stanno abbassando sempre più. La colpa però non è solo dell’inflazione che erode il potere di acquisto dei pensionati e, in genere, dei lavoratori più deboli. Ma anche di altri fattori.

Due sono le cause principali: l’erosione del valore del montante contributivo e il sistema di calcolo della pensione. Due aspetti che spesso non entrano a far parte delle discussioni quotidiane, ma che stanno alla base del futuro calo delle pensioni.

La rivalutazione del montante contributivo

Non tutti sanno che la pensione è calcolata partendo dal montante contributivo al quale è applicato un coefficiente di trasformazione che è tanto più alto quanto più alta è l’età del lavoratore.

Pertanto, la pensione sarà più alta (o più bassa) in relazione all’età anagrafica del lavoratore che si accinge a lasciare il lavoro. Più alta è l’età, maggiore sarà la pensione calcolata sul montante contributivo che si rivaluta nel tempo. Ma come si rivaluta? Vediamo.

Il montante dei contributi versati da ciascun assicurato è rivalutato annualmente sulla base del tasso di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del Pil. Tradotto, se l’economia va bene, cresce anche il tesoretto su cui calcolare la pensione. Ma se questa va male, i contributi non aumentano e la rendita sarà più bassa, di conseguenza, rispetto alle aspettative.

E qui sta il problema, perché negli ultimi 20 anni il Pil dell’Italia è cresciuto poco, meno della media Ue. Dalla crisi del 2008, passando per quella del 2012, fino al biennio del Covid, la crescita nazionale è andata indietro nel tempo. E il futuro, con l’inflazione oggi alle stelle non è certo roseo.

Il sistema di calcolo della pensione

Il secondo punto da considerare riguarda il sistema di calcolo della pensione.

Ogni anno che passa si avvicina l’entrata a regime del sistema di calcolo contributivo, più penalizzante rispetto a quello retributivo. Con l’effetto che gli importi, al netto delle rivalutazioni, sono in tendenziale diminuzione.

Come noto, i contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995, avranno una pensione più bassa rispetto a coloro che possono vantare anche contributi versati nel periodo precedente.

I numeri confermano la tendenza negativa in atto. Nel 2021 l’Inps ha liquidato pensioni per un importo medio mensile di 1.203 euro. In diminuzione del 3,6% rispetto all’anno precedente, al netto delle rivalutazioni di competenza. Non solo.  Le nuove rendite liquidate nei primi sei mesi del 2022 evidenziano un importo medio mensile di 1.173 euro. Il calo è del 2,5%.

Insomma, va da sé che per i lavoratori, il futuro da pensionati non sarà roseo. Bisognerà lavorare sempre di più per ottenere un assegno dignitoso.

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preposizione

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