Pensioni minime a 1.000 euro al mese? Peggio del reddito di cittadinanza

Per Alberto Brambilla innalzare le pensioni minime a 1.000 euro al mese sarebbe ingiusto oltre che pericolosissimo per la tenuta dei conti Inps.

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Portare le pensioni minime a 1.000 euro al mese sarebbe un disastro per la sostenibilità dei conti dell’Inps. L’annuncio di Silvio Berlusconi volto a catturare consensi durante la legislatura non è realizzabile, se non mandando in malora il sistema pensionistico.

A dirlo senza mezzi termini è Alberto Barmbilla, presidente di Itinerari Previdenziali. Il massimo esperto di pensioni critica apertamente l’idea del leader di Forza Italia mettendo in guardia il legislatore verso una proposta che rischia di far fallire l’Inps.

Pensioni minime a 1.000 euro: il disastro dietro l’angolo

Brambilla richiama l’attenzione sul fatto che le pensioni integrate al trattamento minimo necessitano di un importante apporto di finanza pubblica. Già oggi sono oltre 1,8 milioni i pensionati che godono di tale beneficio, per una spesa che super abbondantemente quella stanziata per il reddito di cittadinanza.

“Già il governo Meloni ha premiato i percettori di assegni sociali e pensioni minime – osserva Brambilla – per la gran parte ex lavoratori in nero, evasori ed elusori, quando non malavitosi, con una generosa rivalutazione del 8,8% e portando le rendite a 600 euro per gli over 75”.

Un conto salato che paghiamo tutti, in particolare i pensionati che da quest’anno si sono visti tagliare le rivalutazioni degli assegno sopra i 2.100 euro al mese. E pagheremo ancora di più se i trattamenti minimi saliranno a 1.000 euro al mese entro fine legislatura. Anche perché in Italia l’evasione contributiva è salita in maniera preoccupante a quota 20 miliardi di euro.

In sostanza, da un lato si danno soldi a chi non se li merita, mentre dall’altro si amplia il buco contributivo dell’Inps, anche per colpa delle decontribuzioni per incentivare le assunzioni.

Di questo passo, entro pochi anni – ammonisce il presidente dell’Istituto Pasquale Tridico – c’è il rischio che il patrimonio sprofondi in negativo di oltre 90 miliardi di euro.

Assistenzialismo sfrenato

Nel dettaglio –spiega Brambilla – le pensioni integrate al minimo (525.38 euro al mese nel 2022) e altre prestazioni legate al reddito senza maggiorazioni riguardano 1.971.647 su 2.597.533 di trattamenti minimi. Questi beneficiari hanno in media una pensione, in base ai contributi effettivamente versati e alle numerose contribuzioni figurative, pari a circa 300 euro al mese.

Si tratta di persone che nella loro carriera lavorativa, spesso costellata di lavoro nero o irregolare, non sono riusciti a versare contributi sufficienti per ottenere una pensione minima. Sicché lo stato deve intervenire con una integrazione media di oltre 202 euro al mese. Soldi che vengono pescati dalle varie gestioni previdenziali Inps o grazie a trasferimenti statali.

Portare le pensioni minime a 1.000 euro al mese significherebbe incrementare i costi fino a 12,46 miliardi di euro. Ma si tratterebbe di una spesa strutturale che aumenta ogni anno per nuovi pensionamenti, aumento della speranza di vita e inflazione.

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