Pensioni 2023: a 67 o 71 anni e pensione anticipata a 62 o 64 anni, come cambiano le cose

Nel 2023 l'età per lasciare il lavoro cambia in base a specifici requisiti ma anche a parità di lavoro e carriere, c'è chi esce prima e chi invece dopo.

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Andare in pensione nel 2023 ha delle variabili che vanno in base all’età dei richiedenti e ai loro contributi versati. Basta essere nati qualche giorno prima di un altro lavoratore e la pensione tra i due può slittare di diversi anni. Anche a parità di carriera. Allo stesso modo, basta aver iniziato la carriera anche solo una settimana prima di un altro lavoratore, per sortire gli stessi effetti. Sono talmente tante le misure pensionistiche oggi in vigore che questo genere di problematiche sono assai diffuse. Ecco perché bisogna valutare bene le varie opportunità di pensionamento che il sistema offre. Occasioni ce ne sono, soprattutto quelle legate a contributi ed età. E restano sempre attive, anche se difficilmente fruibili, le pensioni anticipate distaccate dai limiti anagrafici.
“Salve a tutti, e complimenti per il vostro sito e per le informazioni che date. Ieri sera alla consueta cena aziendale di fine anno, io con gli altri miei colleghi abbiamo discusso di pensioni e di come le novità dell’attuale Governo finiranno con il modificare le modalità di pensionamento di noi lavoratori.
Se possibile volevo da voi la spiegazione riguardo alle possibilità di pensionamento del 2023, quelle ordinarie. Cioè quelle di vecchiaia a 67 anni, se non sbaglio, oppure quelle anticipate a 64 anni. Credo che siano le due vie per la pensione di vecchiaia nel 2023. Volevamo capire come funzionano queste misure perché c’era qualcuno che sosteneva che per alcuni di noi probabilmente nemmeno 67 anni di età basteranno per uscire dal lavoro.”

Pensioni 2023 a 67 o 71 anni? La vecchiaia funziona in questo modo

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Richieste di chiarimenti sulle pensioni da parte dei nostri lettori ne arrivano quotidianamente e in numero abbastanza cospicuo.
C’è chi chiede notizie sulle pensioni anticipate che il Governo italiano ha pensato di adottare per il 2023. Ma c’è anche chi, alla luce di tutti questi correttivi, ci chiede spiegazioni sull’aspettativa di vita, sul sistema di calcolo contributivo o retributivo e così via dicendo. E c’è chi per via di novità e continui cambiamenti normativi, non ha nemmeno capito se potrà andare in pensione con i requisiti ordinari o meno. E questo è un serio problema per chi nel 2023 compirà 67 anni di età perché nato nel 1956. Come si sa, a 67 anni di età si dovrebbe poter percepire la pensione di vecchiaia. Ma non sempre ciò accade. Su questo il nostro lettore ha ragione, perché in determinate circostanze il sistema previdenziale non permette l’accesso alla pensione nemmeno una volta raggiunta l’età pensionabile canonica, che ripetiamo nel 2023 sarà pari a 67 anni di età.

Pensione di vecchiaia ordinaria nel 2023, perché le cose cambiano in base all’inizio dell’attività lavorativa

La pensione di vecchiaia ordinaria è quella che l’INPS eroga a partire dai 67 anni di età con 20 anni di contributi versati. Entrambi i requisiti vengono definiti ordinari e sono entrambi imprescindibili per poter accedere alla pensione con questa misura. Va detto però che molto cambia per chi non ha contributi versati prima del 1996. Parliamo dei cosiddetti contributivi puri. Infatti possono uscire con la pensione di vecchiaia sempre a 67 anni di età e con 20 anni di contribuzione versata, e senza altri vincoli, solo i soggetti che hanno iniziato a lavorare in epoca retributiva. Chi ha iniziato dopo l’ingresso della riforma Dini nel sistema, cioè dopo il 31 dicembre 1995, non sempre ha questa “fortuna”. Per loro tale pensione può essere percepibile soltanto se l’assegno liquidato alla data di decorrenza del trattamento, è pari o superiore a 1,5 volte l’assegno sociale.

Come calcolare l’assegno sociale utile all’uscita con la pensione di vecchiaia

E parliamo di assegno sociale vigente nell’anno del pensionamento. Nel 2022 servivano 703 euro di pensione per completare anche questo requisito.
Il perché riguarda l’importo dell’assegno sociale che nel 2022 è stato pari per tutto l’anno a 468,28 euro al mese. Dal momento che l’inflazione non ha fatto sconti quest’anno, nel 2023 l’assegno sociale salirà producendo anche un innalzamento della soglia utile per la pensione di vecchiaia per il contributivo puro. SI arriverà a sopravanzare la soglia di 750 al mese per poter centrare l’obiettivo della pensione di vecchiaia. L’alternativa è attendere il 71 anni di età quando il requisito dell’importo della pensione non ci sarà più, e quando di fatto bastano 5 anni di contributi versati per poter accedere alla quiescenza.

Le novità 2023, la quota 103 ma servono oltre 40 anni di carriera

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Nel capitolo novità per il 2023 un ruolo importante ha la pensione con la Quota 103. È la misura di pensionamento anticipato introdotta dal governo per sostituire la Quota 102. È diminuito il requisito anagrafico, sceso dai 64 anni della Quota 102 ai 62 anni della Quota 103. Ma il requisito contributivo, quello più discutibile, perché si sale dai 38 anni ai 41 anni, è il vincolo più rigido. Una soglia molto alta che di fatto rende la Quota 103 tutto tranne che una pensione anticipata fruibile da molti lavoratori. A 64 anni invece tornando alle pensioni con 20 anni di contributi versati, esiste ancora l’anticipata contributiva. Anche in questo caso la misura ha dei limiti evidenti, che si sposano a quanto detto prima per la pensione di vecchiaia ordinaria per i contributivi puri. Infatti non tutti i lavoratori potranno accedere a questa prestazione nonostante completino i 64 anni di età e i 20 anni di contributi versati che sono le due soglie minime da centrare.

La pensione anticipata contributiva troppo alta di importo per essere facilmente percepita

Lo svincolo cruciale è quello che riguarda l’importo della pensione anticipata contributiva che non deve essere inferiore a 2,8 volte quell’assegno sociale citato prima. Già nel 2022 questa soglia era particolarmente limitativa prevedendo una pensione superiore a 1.310 euro al mese per poter accedere a questa anticipata contributiva.
Per via dell’inflazione prima citata questa soglia nel 2023 salirà presumibilmente intorno ai 1.380 al mese. Facendo una sintesi, per chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, esistono delle possibilità di pensionamento che partono dai 64 anni di questa anticipata contributiva, ma che terminano a 71 anni. In pratica in base all’importo del montante contributivo e alla pensione che si può maturare, un contributivo puro potrebbe uscire a 64 anni di età, un altro a 67 anni e un altro ancora 71 anni. Ripetiamo tutto dipende dallo stipendio percepito e quindi dei contributi previdenziali versati.
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