Pensioni 2022, due cose sono già decise: ecco cosa potrebbe ancora succedere

Per le pensioni 2022 ci sono ancora diverse incertezze all’orizzonte, ma due cose sono certe e partiranno col 1 gennaio.

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Fino all’ultimo momento non si sa di preciso quali saranno le novità per le pensioni 2022. In passato il Parlamento ci ha abituati a sorprese dell’ultima ora.

Di certo però si sa che quota 100 terminerà alla fine del 2021 e quindi per le pensioni 2022 lasciare il lavoro a 62 anni con 38 di contributi non sarà più possibile. Al suo posto arriva quota 102.

Pensioni 2022, cosa è già stato deciso

Quota 102 pare ormai certa, anche se i dubbi sulla sua utilità permangono e la misura non manca di sollevare dubbi e dibatti fra le forze politiche e sociali. Anche perché durerà solo 12 mesi, poi dal 2023 si tornerà ai requisiti Fornero (tutti in pensione a 67 anni).

Per le pensioni 2022 a beneficiare di quota 102 (pensione anticipata a 64 anni con almeno 38 di contributi) sarà una ristretta platea di lavoratori. 16.800 secondo le stime del governo e che riguardano sostanzialmente in nati alla fine degli anni 50.

I dubbi si concentrano, però, anche sulla spesa pensionistica. Per finanziarie quota 102 serviranno nel 2022 poco più di 170 milioni di euro, per poi salire a 1,6 miliardi entro il 2025. Tanti soldi per effetti limitati e pochi benefici nel tempo.

Cosa potrebbe cambiare dal prossimo anno

Posto quindi che le uniche certezze per le pensioni 2022 sono la fine di quota 100 e l’arrivo di quota 102 (oltre al rinnovo di Opzione Donna e Ape Sociale), cosa potrebbe cambiare dal 2023?

Il tavolo negoziale governo-sindacati per approntare la prossima riforma pensioni dovrà vagliare tutte le ipotesi per evitare il ritorno alle regole Fornero che prevedono il pensionamento a 67 anni (fino al 2024). O con 41-42 anni e 10 mesi di contributi indipendentemente dall’età (fino al 2026).

Le idee non mancano, ma come sempre e oggi più di ieri bisogna fare i conti con le esigenze di bilancio.

Il governo vorrebbe anticipare l’entrata a regime del sistema contributivo puro per tutti, previsto per il 2035. Consentendo allo stesso tempo l’uscita anticipata dal lavoro anche a 62 anni.

Diversamente, l’unica opzione attuabile per non sforare i tetti di spesa sarebbe quella avanzata dall’Inps per una pensione a rate a partire da 63 anni di età. Ipotesi più accreditata fra le varie presentate finora.

C’è poi la possibilità di mandare tutti in pensione a 64 anni con il solo sistema di calcolo contributivo e almeno 20 anni di versamenti. Misura che già esiste ma è riservata ai soli lavoratori che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995.

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