L’aumento delle pensioni diventa una beffa: attenzione se dovevi andare in pensione l’anno prossimo l’uscita potrebbe saltare!

La pensione di vecchiaia potrebbe diventare un miraggio per i contributivi puri. Come cambiano i requisiti con aumento dell'inflazione.

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Sempre meno persone riusciranno ad andare in pensione a 67 anni in futuro. La riforma Dini del 1995 aveva infatti previsto requisiti aggiuntivi per i così detti contributivi puri, finora rimasti sconosciuti ai lavoratori.

Come noto, per andare in pensione a 67 anni, con la così detta pensione di vecchiaia, occorre soddisfare due requisiti essenziali. Il primo è appunto l’età anagrafica, mentre il secondo è l’anzianità contributiva di almeno 20 anni.

Questi due requisiti valgono bene per tutti coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1996 e quindi sono soggetti al sistema di liquidazione misto della pensione. Per chi ha iniziato dopo tale data o non ha contributi versati prima del 1996 le cose cambiano.

I requisiti per la pensione di vecchiaia

Per i contributivi puri c’è un requisito in più da rispettare per accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni. Oltre all’età e al numero minimo di contributi, è necessario che la rendita non sia inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale.

Cosa significa questo? In pratica è stato introdotto dal legislatore un ulteriore paletto che limita l’accesso alla pensione a coloro che hanno lavorato poco e non raggiungono la soglia minima dell’assegno.

Oggi questo limite equivale a 702,15 euro al mese. Cifra che potrebbe essere facilmente raggiungibile con parecchi anni di contribuzione alle spalle, ma con 20 rischia di diventare difficile nel sistema contributivo puro.

L’alternativa è quella di attendere il compimento dei 70 anni di età quando cade il vincolo della pensione non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale. In questo caso si abbassa anche il requisito contributivo che da 20 anni scende a 5.

La rivalutazione è penalizzante

Con la rivalutazione delle pensioni prevista ogni anno e in particolare per il 2023, le cose cambieranno di molto, in senso restrittivo per chi deve andare in pensione.

Tutte le rendite saranno rivalutate del 7,3% l’anno prossimo, compreso l’asegno sociale che salirà a 503 euro circa. Questo cosa significa? In pratica per i contributivi puri la soglia minima salirà a 754 euro al mese. Il che rende più difficile andare in pensione a 67 anni nel rispetto di questo importo calcolato sulla base di contributi versati nel tempo.

La domanda che a questo punto ci si pone è: quanto bisogna aver lavorato per andare in pensione a 67 anni? Ebbene, con le attuali regole in vigore il calcolo da fare è abbastanza semplice partendo dal montante contributivo.

Per ottenere una pensione di almeno 702 euro al mese con le vecchie regole occorre aver versato almeno 164 mila euro. Cifra che salirà nel 2023 a 175 mila euro circa per raggiungere la soglia minima prevista dalla legge.

Per chi lavora almeno 20 anni a tempo pieno, il problema non si pone. Ma per chi si ritrova buchi contributivi, periodi di disoccupazione o lavori part time, la pensione potrebbe diventare irraggiungibile al compimento dei 67 anni di età.

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