Quando potrà andare in pensione chi avrà meno di 67 anni nel 2023

Alla luce di quanto emerso prima, durante e dopo i lavori sulla manovra 2022: quando potranno andare in pensione gli under 67 nel 2023?

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Non possiamo conoscere ancora con assoluta certezza quale misure riguardanti la pensione anticipata verranno approvate per il 2023. Molte delle decisioni prese dal Governo Draghi, inserite nella legge di bilancio 2022, riguardano il prossimo anno e non fanno riferimento al biennio che ci attende. Vi sono, però, alcune eccezioni.

Alla luce di quanto emerso prima, durante e dopo i lavori sulla manovra 2022: Quando potrà andare in pensione chi avrà meno di 67 anni nel 2023?

In pensione nel 2023 con Quota 100: quali i requisiti

Nonostante la mancata proroga di Quota 100, che scadrà “naturalmente” il 31 dicembre 2021, chi avrà maturato i requisiti per avere accesso all’anticipo pensionistico entro la fine di quest’anno potrà richiedere l’assegno INPS nel 2023, e questo vale anche per chi ha meno di 67 anni. Pur non avendo raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia, dunque, sarà possibile in questi casi presentare domanda.

Quota 100 è infatti una prestazione economica erogata, a domanda, ai lavoratori dipendenti e autonomi che maturano, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021, i requisiti prescritti dalla legge.

La prestazione spetta ai lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) – che comprende il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) e le gestioni speciali per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri) – e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, gestite dall’INPS, nonché ai lavoratori iscritti alla Gestione Separata.

Alla prestazione non può accedere invece il personale appartenente alle Forze armate, il personale delle forze di Polizia e di Polizia penitenziaria, il personale operativo del corpo nazionale dei Vigili del fuoco e il personale della Guardia di finanza.

I requisiti per andare in pensione con Quota 100 nel 2023

Come prevede il decreto 4/2019, chi raggiunge i requisiti che riconoscono l’accesso a Quota 100 entro il 31 dicembre 2021 conserva tale diritto per gli anni a seguire. Questo vuol dire, in pratica, che in questo modo il contribuente può fare domanda anche nel 2023 (e anche se ha meno di 67 anni).

Ma quali sono i requisiti richiesti per la pensione anticipata tramite Quota 100? Prima di tutto, la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. In secondo luogo, i soggetti possono richiedere la pensione Quota 100 se in possesso, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2021, di:

  • un’età anagrafica non inferiore a 62 anni;
  • e un’anzianità contributiva non inferiore a 38 anni.

Ai fini del perfezionamento del requisito contributivo è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurato, fermo restando il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contribuzione al netto dei periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti, ove richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico.

Il requisito contributivo richiesto per la pensione Quota 100 può essere perfezionato, su domanda dell’interessato, anche cumulando tutti e per intero i periodi assicurativi versati o accreditati presso l’AGO, le forme sostitutive ed esclusive della medesima, gestite dall’INPS, nonché la Gestione Separata. La titolarità di una pensione diretta a carico di una delle predette forme di assicurazione obbligatoria preclude l’esercizio della facoltà di cumulo dei periodi assicurativi.

La domanda di pensione Quota 100 può essere presentata online all’INPS attraverso il servizio dedicato, denominato “Domanda di pensione di anzianità/anticipata Quota 100”. In alternativa, i soggetti interessati possono far seguire la pratica ad un patronato abilitato oppure rivolgersi al Contact Center INPS.

Isopensione, l’anticipo pensionistico riconosciuto anche nel 2023

Non dalla legge di bilancio 2022 ma dalla legge di bilancio 2021 è stata prorogata invece fino al 2023 la cd. “Isopensione”. Il termine si riferisce alle “Prestazioni di accompagnamento alla pensione” previste dalla legge in caso di:

  • processi di ristrutturazione
  • situazioni di crisi
  • riorganizzazione aziendale
  • riduzione o trasformazione di attività di lavoro.

Quando queste emergenze coinvolgono lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e ai dirigenti in esubero, il datore di lavoro può farsi carico e finanziare i meccanismi di Isopensione, tramite apposito accordo sindacale.

L’accordo aziendale è però efficace solo dopo la validazione dell’INPS, che rilascia al datore di lavoro un prospetto con l’informazione sull’onere stimato mensile del programma di esodo annuale, ai fini della stipula della fideiussione bancaria. Superato questo passaggio, la prestazione di esodo potrà essere liquidata dal mese successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda. Tra la data di cessazione del rapporto di lavoro e la decorrenza della prestazione non deve sussistere soluzione di continuità.

Il pagamento è corrisposto per 13 mensilità ed è disposto, come per la generalità delle pensioni pagate dall’INPS, in rate mensili anticipate. Inoltre, il pagamento è corrisposto per 13 mensilità ed è disposto, come per la generalità delle pensioni pagate dall’INPS, in rate mensili anticipate.

Bisogna però a questo punto fare una precisazione: il pagamento della prestazione cessa alla scadenza stabilita dagli accordi e non è prevista la trasformazione automatica in pensione. L’interessato, quindi, dovrà presentare a tempo debito (ed entro i termini) la domanda di pensione negli anni successivi.

 

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