Pensione di privilegio e i tempi biblici dell’Inps

Militari e poliziotti infuriati per i ritardi da parte dell’Inps nella liquidazione della pensione di privilegio. Come agire nel frattempo.

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Militari e poliziotti infuriati per i ritardi da parte dell’Inps nella liquidazione della pensione di privilegio. Come agire nel frattempo.

La pensione di privilegio non sempre arriva puntuale. Anzi, ultimamente viene liquidata con mesi se non addirittura anni di ritardo. E Fra il personale militare e delle forze di polizia serpeggia il malessere diffuso nei confronti dell’Inps.

Da quando, infatti, è l’Istituto di previdenza sociale ad occuparsene (e non più l’Inpdap), i disagi dei militari per quanto concerne la pensione di privilegio si sono moltiplicati sfociando in vere e proprie proteste. Secondo quanto riferisce Infodifesa, l’Inps è subissato da reclami e solleciti che spesso non trovano risposta.

Pensione di privilegio e ritardi dell’Inps

Il disagio per chi ha chiesto la pensione di privilegio è palpabile e il problema non può rimanere irrisolto.

Va bene che c’è di mezzo il Covid – sostengono i sindacati – ma il problema sempre più essere legato all’incapacità dell’Inps di gestire le pratiche. Cosa che si evince anche dal fatto che solo lo scorso autunno sono stati istituiti alcuni poli militari dedicati (per la Marina Militare a La Spezia e per l’Aeronautica a Roma)”.

La categoria merita sicuramente maggior tutela da parte delle istituzioni. E l’Inps deve essere messo in condizioni di funzionare bene, cosa che purtroppo – alla luce dei fatti – non sempre avviene.

Cosa fare nel frattempo

Sono quindi molti i militari e i poliziotti che attendono ancora di ottenere una risposta dall’Inps. In alcuni casi si è arrivati ai reclami, ai ricorsi e perfino alle denunce. In un caso – riporta Infodifesa – un poliziotto ha ottenuto risposta dall’Inps dopo 4 anni solo a seguito di esposto alla Procura della Repubblica. Ma bisogna arrivare a tanto per ottenere quanto spetta di diritto?

E’ evidente che c’è una mala e profonda gestione amministrativa alla base di tutto quanto.

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico farebbe quindi bene a occuparsi anche di questo aspetto che riguarda ogni anno tanti dipendenti dello Stato che, causa servizio, non possono più lavorare e hanno necessità di sostegno economico. E’ un problema di disorganizzazione interna, non certo di soldi, che deve essere risolto.

Nel mentre è consigliabile sempre sollecitare l’Inps e inviare diffida formale qualora il ritardo nella liquidazione della pensione di privilegio si prolungasse. Questo anche in mancanza di chiarimenti e risposte sullo stato della pratica.

La pensione di privilegio per i militari

La pensione privilegiata o di privilegio è stata istituita con DPR numero 1092 del 1973 e riguardava tutti i dipendenti del personale pubblico. E’ stata poi abrogata con la legge numero 211 del 2011, meglio conosciuta come riforma Fornero, per quasi tutti gli appartenenti della pubblica amministrazione.

Fa eccezione il personale appartenente alle forze armate, all’Arma dei Carabinieri, alle Forze di Polizia, alla Guardia di Finanza e al corpo dei Vigili del Fuoco e soccorso pubblico. Per queste categoria la pensione di privilegio continua ad esistere, così come per i superstiti.

Come funziona

Ma come funziona la pensione di privilegio? E’ concessa per invalidità dipendente da causa di servizio. Si ha dunque diritto alla pensione privilegiata anche se si è ancora abili al servizio. Pertanto l’attuale disciplina prevede il diritto alla pensione di privilegio anche se l’infermità contratta in servizio non determina l’inidoneità allo stesso.

Il meccanismo attualmente in vigore prevede che il personale militare che ha avuto il riconoscimento di una infermità contratta in servizio può permanere in servizio. All’atto della cessazione del rapporto di lavoro, otterrà il riconoscimento di una pensione di privilegio. L’importo di tale trattamento, normalmente, è determinato dalla pensione ordinaria incrementata di un decimo.

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