Pensione a 63 anni nel 2023, penalizzazioni e tagli? Ecco la verità 

Pensione a 63 anni nel 2023 con l'Ape sociale, ma siamo sicuri che sia una misura davvero conveniente per i lavoratori?

di , pubblicato il
quota 103
Limitata come platea ma allo stesso tempo vantaggiosa rispetto ad altre misure di pensionamento anticipato è senza dubbio l’Anticipo pensionistico sociale, misura confermata anche nel 2023 dall’attuale esecutivo. Mentre tutto lasciava presupporre che la misura scomparisse dal primo gennaio 2023, il Governo ha deciso di confermarla per un altro anno. Ripetiamo, è una misura assai particolare e limitata come platea e ha pure qualche limitazione a livello di importo e di assegno pensionistico. Ma è pur vero che si può uscire dal lavoro con 63 anni di età e con una carriera contributiva non certo lunga come magari prevede la nuova quota 103. Non si può non approfondire il meccanismo della misura cercando di fugare dubbi e incertezze di molti lavoratori.
“Salve, sono un disoccupato di lunga data. A luglio 2022 ho terminato di percepire la Naspi. Sono senza reddito da tempo ma a gennaio compirò 63 anni di età. Avendo oltre 30 anni di contributi versati, sono rimasto contento che il Governo abbia finalmente confermato l’Ape sociale.
Avevo paura di perdere quest’ultimo treno per la pensione, come ho perso per colpa dell’età e dei contributi quello di quota 100 e quota 102. Un mio amico però mi ha detto che con l’Ape sociale prenderà una pensione penalizzata come importo e che forse sarebbe meglio rimandare al 2024 o anche oltre se arriverà la riforma delle pensioni. Ma è vera la penalizzazione? E anche se fosse, in futuro potrò cambiare lasciando l’Ape sociale e passando a una misura più favorevole?”

Pensione a 63 anni nel 2023, penalizzazioni e tagli per i beneficiari?

La pensione con l’Ape sociale sarà appannaggio dei lavoratori anche nel 2023. Lo ha confermato il governo Meloni che nel pacchetto pensioni della manovra ha prodotto la proroga di 12 mesi della misura.
In attesa dell’ufficialità, che non appare in discussione, che arriverà solo a legge di Bilancio ufficializzata, una cosa certa appare la platea dei beneficiari di questa misura. Nel 2023 potranno uscire dal lavoro i disoccupati, gli invalidi, i caregivers e i lavori gravosi. Le prime tre categorie con 30 anni di contributi versati mentre l’ultima, con 36 anni di contributi. Per tutti servono almeno 63 anni di età. Parlare di penalizzazione di assegno però non è propriamente giusto.
Si parla di penalizzazione di assegno quando una misura prevede un calcolo sfavorevole come per esempio dal sistema retributivo al sistema contributivo. Oppure quando vengono imposti tagli lineari di assegno per ogni anno di anticipo rispetto all’età pensionabile vigente (67 anni nel 2022 come nel 2023). L’Ape non ha nulla di tutto ciò. Ma ciò non vuol dire che dal punto di vista degli assegni erogati, sia scevra da riduzioni rispetto a una pensione classica. Anche perché l’Ape sociale sembra più una prestazione assistenziale che previdenziale.

Cosa ci rimettono i lavoratori che prendono l’Ape sociale

Assistenziale è l’Ape sociale perché riguarda soggetti che hanno problematiche particolari. Hanno situazioni critiche dal punto di vista reddituale, essendo disoccupati. Oppure hanno difficoltà di salute essendo invalidi almeno al 74%. O, ancora, hanno problematiche di carattere familiare, con un parente stretto convivente, disabile grave, da assistere. E, infine, se svolgono un lavoro gravoso, cioè talmente logorante che il legislatore ha deciso di garantire una uscita anticipata dal mondo del lavoro.

Proprio per le sue caratteristiche “particolari”, l’Ape sociale ha delle evidenti limitazioni dal punto di vista dell’importo dell’assegno che un lavoratore finisce con il percepire. Ed è quello che hanno detto al nostro lettore, suggerendogli vie alternative all’Ape sociale che secondo loro andrebbe considerata come penalizzante. In primo luogo perché non è una misura reversibile in caso di morte del diretto interessato. Inoltre non è una misura che prevede maggiorazioni sociali, assegni familiari e integrazioni.

E non prevede nemmeno la tredicesima mensilità.

Non si può cambiare misura dopo la pensione a 63 anni nel 2023

Il nostro lettore ha pieno diritto ad andare in pensione nel 2023 a misura confermata dalla Legge di Bilancio naturalmente. Su questo nessun dubbio visto che è un disoccupato che da tempo ha perso l’indennità per disoccupati dell’INPS. E poi ha oltre 30 anni di contributi e farà presto 63 anni di età. Essendo disoccupato non c’è suggerimento diverso da quello di andare in pensione comunque. Meglio l’Ape sociale che il restare senza reddito. Questo è chiaro. Ma deve essere altrettanto chiaro che una volta presa la pensione con l’Ape sociale indietro non si torna. La misura offre un assegno massimo pari a 1.500 euro.

Il nostro lettore, a quanto possiamo interpretare non rischia di perderci niente da questo punto di vista perché crediamo non supererà i 1.500 euro. Ma è altrettanto vero che se davvero nel 2024 entrerà in scena una misura di pensionamento flessibile, con una profonda riforma del sistema, potrebbe nascere una misura priva di quei vincoli prima descritti. E quindi, una misura reversibile, con maggiorazioni, assegni familiari e tredicesima. Con l’Ape sociale già in corso di fruizione, non si potrà passare ad altra misura. E si dovrà proseguire con l’Ape fino ai 67 anni di età. Quando scadendo l’anticipo pensionistico gli interessati dovranno presentare la domanda di pensionamento di vecchiaia. Per 4 anni il nostro lettore dovrà quindi prendere la pensione spettante con l’Ape sociale.

Argomenti: , ,