In pensione prima dal 2023 con le Quote flessibili: obiettivo Quota 41 secca entro il 2026

Come andare in pensione nel 2023 con Quota 41. La strada riservata ai lavoratori con almeno 41 anni di contributi resta stretta.

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Una delle prime cose che, quando ci si iscrive a scuola guida, viene insegnata agli aspiranti patentati è controllare, oltre allo specchietto, anche il freno a mano. Questo per evitare quel puzzo di bruciato che fa storcere il naso anche ai più distratti e con l’olfatto meno fine. Stessa cosa accade quando alcune soluzioni o provvedimenti stentano a prendere il giusto andamento nonostante gli sforzi profusi.

Quota 41, meglio nota come Quota 103, parte infatti col freno a mano tirato. E non c’è dubbio che il puzzo di bruciato che la riforma pensioni 2023 per evitare il ritorno alla regole Fornero servirà a poco è decisamente forte. Si potrà andare in pensione solo a 62 anni con 41 anni di contributi.

In più c’è il limite di importo massimo della rendita: cinque volte il trattamento minimo Inps, cioè circa 36mila euro all’anno. E non si potrà cumulare la pensione con altri redditi da lavoro, così come previsto anche per Quota 102 che termina il 31 dicembre.

Come andare in pensione nel 2023

Tramontata, quindi, Quota 102, si può andare in pensione nel 2023 con Quota 103 che prevede l’uscita con almeno 62 anni di età e 41 di contributi. Si tratta di una versione più ristretta rispetto alla Quota 41 chiesta dalla Lega.

Secondo le stime governative, infatti, questo meccanismo consentirà il pensionamento anticipato rispetto alle regole ordinarie a 48mila lavoratori. Meno della metà, invece, secondo le stime dei sindacati che intravvedono poche chances di uscita per i lavoratori, stante anche la breve durata (12 mesi soltanto) di Quota 103.

Tuttavia, come dice il ministro del Lavoro Maria Elvira Calderone, Quota 103 rappresenta una base di partenza per arrivare a Quota 41 per tutti col passare del tempo.

La riforma dovrebbe infatti svilupparsi in senso progressivo e nel rispetto della flessibilità in uscita tanto invocata dall’Inps.

Quota 41 per tutti entro il 2026

L’obiettivo dichiarato sarebbe quindi quello di arrivare a Quota 41 secca per tutti a prescindere dall’età fra qualche anno. Nel frattempo si opterebbe per quote flessibili in uscita a partire da 62-63 anni di età con limite minimo di contributi ancora da definire. Una combinazione che dovrebbe dare la possibilità di uscita a chi è rimasto tagliato fuori dalle precedenti deroghe (Quota 100, Quota 102, ecc.).

Del resto, 41 anni di contributi indipendentemente dall’età non può essere un vincolo in senso rigido come chiede la Lega o i sindacati. Ma un punto di partenza che, combinato all’età, consenta uscite flessibili perché ogni lavoratore ha carriere differenti da far valere.

“Realisticamente l’età – dice Calderone – può essere intorno ai 62-63 anni come ipotesi di lavoro“.

Per il momento, cioè nel 2023, Quota 41 sarà riservata solo a coloro che compiono 62 anni di età. Nei limiti di rendita pensionistica pari a cinque volte il trattamento minimo. In alternativa si potrà andare in pensione con 41 anni di contributi senza limiti di età e reddito solo se si è iniziato a lavorare presto.

In pratica bisogna aver versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età (lavoratori precoci) e trovarsi in una particolare condizione di disagio sociale. Come previsto per questa tipologia di pensioni anticipate.

Non ci resta che tapparci il naso e aspettare che l’aria torni a essere finalmente respirabile.

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