Paradisi fiscali: ce ne sono sei all’interno della Ue

Assurdo che Bruxelles permetta l’esistenza di paradisi fiscali in tempi di pandemia. Pressione per abolire i regimi a fiscalità agevolata.

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Assurdo che Bruxelles permetta l’esistenza di paradisi fiscali in tempi di pandemia. Pressione per abolire i regimi a fiscalità agevolata.

Inutile parlare di lotta all’evasione quando all’interno della Ue sono presenti sei paradisi fiscali. Giurisdizioni tollerate da tutti i governi, compreso quello italiano. I cui politici da un lato dicono da sempre  che bisogna combattere l’evasione fiscale, ma dall’altro tollerano la presenza di paesi offshore.

Ma quali sono questi paradisi fiscali? Sono Olanda, Lussemburgo, Malta, Cipro, Irlanda e Belgio. Stati che permettono all’interno dell’Unione, ciascuno a vario titolo, un regime fiscale particolarmente vantaggioso per imprese e contribuenti.

paradisi fiscali, il Lussemburgo

Il Paese offshore per eccellenza per le imprese italiane è il Lussemburgo. Secondo un’indagine condotta da Il Sole 24 Ore, nel Granducato ogni dipendente di una multinazionale americana produce reddito (sotto forma di utili) per 8,8 milioni di dollari all’anno. Lo stesso dipendente in Italia ne produrrebbe 45 mila, in Francia 43 mila, in Germani 47 mila.

La differenza, per dirla in parole povere, sta tutta nel regime di tassazione dei paradisi fiscali. In Lussemburgo le imprese pagano poco o nulla di tasse sui redditi rispetto agli altri paesi Ue. E dire che il Lussemburgo si trova al centro dell’Europa (non ai Caraibi), fa parte della Ue e adotta l’euro come moneta ufficiale di scambio.

Eppure nessuno dice nulla, nessuno protesta e al contempo a Bruxelles si adottano politiche di bilancio rigorose e stringenti verso i singoli Paesi dell’Unione.

In Olanda niente tasse sugli utili

Altro Paese dell’Unione dove è lecito eludere le imposte è l’Olanda. Ad Amsterdam le holding non pagano quasi nulla sui profitti e il fisco è molto semplice. Così, sono molte gradi società italiane che hanno trasferito negli ultimi anni la propria sede nei paradisi fiscali olandesi.

La più nota è Fca, seguita da Exor, Cnh Industrial, ma anche Ferrero, Cementir e Telecom Italia hanno aperto uffici nella terra dei tulipani.

In Italia siamo indignati di tutto questo, ma c’è da dire che l’Olanda non è annoverato fra i paradisi fiscali, semmai è il nostro Paese che è un inferno fiscale. E non sono solo le tasse (alte) a toglier il fiato, ma anche l’eccessivo peso della burocrazia a tutti i livelli.

Il regime fiscale olandese è infatti più pesante che in Italia per le persone fisiche e per le imprese, ma riserva alle holding una serie infinita di vantaggi. Dividendi e capital gain che affluiscono dalle controllate estere non concorrono all’imponibile, così come interessi e royalty  non sono tassati al punto che anche i Rolling Stones e gli U2 sono basati in Olanda.

Gli altri paradisi fiscali

Negli altri paesi, invece, il livello delle imposte è più basso rispetto alla media Ue. In Irlanda si paga il 12,50% di tasse. A Malta l’aliquota per le società e le persone fisiche è al 35%. Non ci sono trattenute fiscali, né tasse patrimoniali, né imposta di proprietà e l’Iva è al 18%. Anche Cipro vi sono molti vantaggi, soprattutto sulle proprietà. Esse sono tassate sulla base del loro valore utilizzando un sistema di aliquote a scaglioni tra lo 0,6% e 1,9% con un’esenzione per i primi 12.500 euro.

Qualcosa si muove

Di fronte all’emergenza economica scatenata dalla pandemia qualcosa si sta muovendo a Bruxelles. A fine febbraio la presidenza portoghese del Consiglio europeo ha annunciato l’approvazione del public country by country reporting. L’obbligo per le multinazionali di pubblicare fatturato, profitti e imposte pagate in ognuno dei paesi membri in cui operano. Una misura di cui si discuteva da anni in Europa, volta a far emergere le pratiche di ottimizzazione fiscale.

A tal fine, Tax Justice Italia ritiene che la lotta all’elusione fiscale debba ritornare al centro dell’azione del governo. Gli ultimi dati sulla crescita della povertà assoluta, che riguarda 5,6 milioni di italiani, oltre 1 milione di persone in più dopo la pandemia, rendono ineluttabile dare una risposta a questa piaga che erode la capacità dello Stato di raccogliere risorse e di finanziare lo Stato sociale. Anche Enrico Letta, segretario del PD, ha detto che

l’armonizzazione fiscale è una priorità ora che il Regno Unito, che poneva veti, non c’è più in Europa. Serve un passo avanti con l’eliminazione dei paradisi fiscali“.

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