Pagamenti pubblica amministrazione: 7 aziende su 10 riscontrano ritardi

Permangono forti ritardi dei pagamenti della PA nei confronti delle imprese durante la pandemia. Il Nord resta più affidabile del Sud.

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Permangono forti ritardi dei pagamenti della PA nei confronti delle imprese durante la pandemia. Il Nord resta più affidabile del Sud.

In Italia la puntualità nei pagamenti a imprese e fornitori sembra non essere considerata una priorità.

Un malcostume diffuso a vari livelli della società, al punto che nel 2017 la Commissione europea ha deciso di deferire l’Italia per via dei ritardi da parte delle amministrazioni pubbliche, che richiedono in media 100 giorni.

La situazione da allora non è mutata di molto, come conferma il Gruppo Irec, leader nella gestione e recupero dei crediti commerciali. Secondo Irec, nel 2020 in Italia circa 7 aziende su 10 stanno riscontrando un forte ritardo nei pagamenti. Per quanto riguarda il Veneto, quasi una fattura su due (41%) viene incassata in ritardo, con un 7% che viene pagato con un ritardo di almeno 90 giorni.

In Veneto una fattura su due viene pagata in ritardo

La provincia in cui si registra la situazione migliore è Padova, con oltre la metà delle fatture (62%) pagate entro i termini. Solo il 6% con un ritardo superiore ai 90 giorni (1 punto percentuale in meno rispetto alla media regionale).

Maglia nera, invece, a Venezia, dove i pagamenti puntuali sono il 56% (3 punti percentuale in meno rispetto alla media regionale). Mentre i ritardi di almeno 90 giorni interessano l’8% delle fatture (1 punto percentuale in più rispetto alla media regionale), il dato peggiore insieme alla provincia di Rovigo.

Il 72% degli incassi avviene in ritardo

Purtroppo, si tratta di un fenomeno che già da anni affligge l’economia italiana e che tutti gli imprenditori conoscono bene. E che da marzo ad oggi, con la crisi portata dal covid19 si è indubbiamente acuito – spiega il presidente del Gruppo IREC, Victor Khaireddin -.

Da un sondaggio che abbiamo recentemente sottoposto a 1.200 imprenditori e professionisti, è emerso che il 72% ha dichiarato di aver riscontrato enormi difficoltà nel recupero dei propri crediti da marzo ad oggi, con una conseguente difficoltà nel portare avanti l’attività, e il 14% non ha più riaperto dopo il lockdown, per una chiusura che in molti casi si preannuncia come definitiva.

La crisi ha colpito tutti indistintamente, ma non saldare le fatture significa innescare una catena di ammanchi che andranno a compromettere il lavoro e la stabilità economica di decine o centinaia di persone.

Calano i ritardi, regioni del Nord più affidabili

Nel complesso, nel 2020 sono calati i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione. Restano tuttavia forti differenza fra una regione e l’altra, cosa che contraddistingue il nostro Paese nell’ambito del panorama europeo.

In Sardegna diminuiscono i ritardi gravi nei pagamenti della pubblica amministrazione. Erano il 22,2% a fine 2019, ora sono il 18%. Con questo numero l’isola si colloca al decimo posto fra le regioni italiane che registrano il maggior numero di pagamenti oltre i 30 giorni.

Ed è seconda alle spalle della Campania, nel Mezzogiorno. Stabili i pagamenti alla scadenza: la percentuale, 30,8%, è rimasta invariata. Rispetto all’anno precedente, a livello nazionale la Sardegna perde 4 posizioni in classifica, retrocedendo dal terzo posto del 2019 al settimo.

È quanto emerge dallo studio sulle abitudini di pagamento della pubblica amministrazione aggiornato al 30 settembre 2020, realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information.

Il Nord Ovest è l’area geografica più affidabile, con il 34,5% di pagamenti puntuali, mentre il Sud e le Isole sono le zone più in difficoltà, con il 31,8% di ritardi gravi a fronte del 23,1% del Centro, del 12,2% del Nord Ovest e del 9% del Nord Est. “Nel Sud e nelle Isole – osserva Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS – la pubblica amministrazione però è più puntuale delle imprese: solo il 22,6% di queste ultime, infatti, paga i propri fornitori alla scadenza, contro il 27,9% delle aziende pubbliche“.

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