Opzione Donna, per alcuni lavoratori la pensione arriva prima: ecco perché

Nel caso di Opzione Donna, la pensione anticipata non è uguale per tutte. Per alcune lavoratrici arriva prima rispetta ad altre.

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Nel caso di Opzione Donna, la pensione anticipata non è uguale per tutte. Per alcune lavoratrici arriva prima rispetta ad altre.

Opzione Donna permette alle lavoratrici di andare in pensione anticipata al raggiungimento di determinati requisiti. La legge di bilancio ha prorogato anche per il quest’anno tale possibilità.

Opzione Donna, come noto, è riservata a tutte le lavoratrici che, oltre ad aver almeno 35 di contributi, hanno compiuto 58 anni di età (dipendenti) o 59 anni (autonome) al 31 dicembre 2022.

Opzione Donna la finestra di uscita

Posto che le lavoratrici dipendenti e autonome nate nel 1964 e 1963 rispettivamente hanno la possibilità quest’anno di lasciare anticipatamente il lavoro, vediamo esattamente quando iniziano a percepire la pensione.

La legge prevede un diverso trattamento per quanto concerne la finestra di uscita. Si tratta di 12 mesi di attesa per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per quelle autonome. Non poco, a pensarci bene.

Il periodo decorre dalla maturazione dei requisiti per accedere a Opzione Donna. Per cui, volendo fare un esempio pratica, se una lavoratrice centra i requisiti il 30 giugno 2022, potrà iniziare a percepire la pensione a partire dal 30 giugno 2023 se dipendente e dal 30 dicembre 2023 se autonoma.

Non solo, se si considera che il requisito dell’età anagrafica è diverso per dipendenti e autonome, alla fine dei conti balla un anno e mezzo di differenza. In pratica le dipendenti vanno in pensione un anno e mezzo prima rispetto alle lavoratrici autonome.

Il conteggio dei contributi

Attenzione ai contributi. Posto che il sistema di calcolo per accedere a Opzione Donna è interamente contributivo, l’ente pensionistico tiene conto solo di quelle settimane coperte da contribuzione valide solo per la “misura”. Cioè si quei periodi assicurativi per i quali vi è stato un reale accredito dei contributi IVS.

La contribuzione figurativa per i periodi di disoccupazione, malattia, congedo parentale, è esclusa dal calcolo.

Mentre sono compresi i periodi coperti dai versamenti volontari e riscatto del periodo di laurea.

Si pensi ad esempio a una lavoratrice che nell’arco della vita lavorativa si è assentata complessivamente per 20 settimane a causa di malattia e 100 settimane per accudire i figli minori (congedo parentale). In questo caso l’ente pensionistico non tiene conto delle 120 settimane di copertura previdenziale ai fini del raggiungimento del requisito per andare in pensione.

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