Offerta di lavoro a partita IVA, attenzione perché violare la legge è facile: cosa sapere

Quando arriva offerta di lavoro a partita IVA, massima attenzione. Perché violare la legge è facile. Più facile di quanto si possa pensare anche quando, invece, sembra che sia tutto in regola. Consigli e dritte.

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Quando arriva offerta di lavoro a partita IVA, bisogna sempre fare massima attenzione. Perché violare la legge è facile. Più facile di quanto si possa pensare. Anche quando, invece, a prima vista sembra che sia tutto in regola.

Vediamo allora, sul caso di offerta di lavoro a partita IVA, cosa sapere al riguardo. Nella fattispecie, sull’assunzione o meglio sull’incarico a partita IVA. In quanto, se il lavoro che viene svolto non risulta essere qualificato, allora agli occhi del Fisco potrebbe prefigurarsi una violazione grave. Ovverosia, quella della partita IVA fittizia.

Offerta di lavoro a partita IVA, attenzione! Perché violare la legge è facile. Ecco cosa sapere

Nel dettaglio, l’incarico affidato deve essere congruo. E sempre rispettoso della legge. Altrimenti questa tipologia di assunzione può essere vista come uno stratagemma. Da parte dell’impresa al fine di risparmiare sul costo del lavoro.

E questo perché, con offerta di lavoro a partita IVA, è noto che il lavoratore autonomo non ha le stesse tutele di chi, invece, viene assunto. Con un contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato. Visto che, tra l’altro, il dipendente vanta dei benefici che spaziano dalle ferie al trattamento di fine rapporto (Tfr).

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Per quanto detto, l’offerta di lavoro a partita IVA è tale, e rispettosa della legge, quando l’incarico si affida a soggetti che sono iscritti ad albi professionali. Quindi, per esempio, un architetto o uno psicologo. Ma anche un ingegnere o un giornalista.

O comunque dei soggetti che forniscono delle prestazioni lavorative che sono collegate ad un adeguato livello di formazione.

Altrimenti, in violazione alla legge, la partita IVA potrebbe essere anche ritenuta fittizia. Come sopra accennato. Con la conseguente emersione della presunzione del lavoro che in realtà, e nei fatti, è subordinato.

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