Pagare i debiti senza sanzioni e interessi: come funziona la regola del 5 nella nuova rottamazione

Nella rottamazione cartelle, o meglio nelle nuove edizioni di definizione agevolata, entra in gioco anche la regola del 5 per l’accertamento con adesione

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La regola del 5. Sembra di tornare ai tempi delle tabelline quando per imparare a recitarle a memoria quella più facilmente memorizzabile era proprio quella del 5. Oggi la cosa è diversa ma questo numeretto torna a essere, ancora una volta, protagonista per conteggi di un certo rilievo. Vediamo a cosa si riferisce.

Possibilità di pagare solo l’imposta (quindi il debito riferito alla sola somma “capitale” del tributo non pagato a suo tempo). Il tutto con possibilità di rateizzare in 18 rate al massimo (da chiudersi in 5 anni).

È la sintesi della nuova rottamazione Meloni inerente le cartelle (sarebbe la quater), inserita nel testo della legge di bilancio 2023 così come bollinato e che ora passerà all’esame Parlamentare.

La cosa si riferisce ai debiti iscritti a ruolo dal 2000 al 2022 e di importo superiore a 1.000 euro. Questo perché per quelli di importi fino a 1.000 euro iscritti a ruolo fino al 2015 la manovra stessa prevede lo stralcio totale, ossia l’annullamento automatico.

Con riferimento allo stralcio totale, il riferimento è al singolo debito. Significa che se nella stessa cartella si contesta l’omesso versamento IRPEF di 500 euro e anche l’omesso versamento IRAP di 800 euro, il contribuente beneficerà di un annullamento complessivo di 1.300 euro. Laddove, invece, ad esempio, il debito IRPEF fosse di 600 euro e quello IRAP di 1.200 euro, questi vedrà annullarsi solo i 600 euro mentre per gli altri 1.200 euro potrebbe ricorrere alla rottamazione quater.

Rottamazione cartelle, cos’è la regola del 5

Per i c.d. accertamenti con adesione, con la manovra di bilancio 2023, entrerebbe in vigore la c.d. regola del 5.

In pratica, con riferimento ai tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, chi decide di utilizzare il c.

d. accertamento con adesione, la sanzione si riduce al 5%. La cosa interessa gli atti di accertamento con adesione notificati entro il 31 marzo 2023.

Le somme dovute a seguito di questa definizione agevolata possono essere pagate in unica soluzione o anche a rate.

Nel caso di pagamento a rate, il versamento potrà essere fatto in un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre successivo al pagamento della prima rata. Significa, quindi, che il piano di rateizzo deve chiudersi nell’arco di 5 anni al massimo (4 rate ogni anno).

Sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al tasso legale.

Cos’è l’accertamento con adesione

L’accertamento con adesione, ricordiamo, è uno strumento che permette al contribuente di accordarsi con il fisco.

In sostanza è un “accordo” tra contribuente e Agenzia delle Entrate che può essere raggiunto sia prima dell’emissione di un avviso di accertamento, che dopo, sempre che il contribuente non presenti ricorso davanti al giudice tributario.

L’accertamento con adesione permette al contribuente di usufruire di una riduzione delle sanzioni amministrative, che saranno dovute nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge.

Ed è qui che interviene la manovra 2023, che stabilisce la sanzione nella misura di 1/18 del minimo previsto dalla legge.

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