Multa autovelox, attenzione: il limite di tollerabilità della trasgressione è una bufala?

Dopo quanti km/h dal superamento del limite di velocità scatta la multa con autovelox? Una recente sentenza della Cassazione fa chiarezza su un luogo comune.

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Dopo quanti km/h dal superamento del limite di velocità scatta la multa con autovelox? Una recente sentenza della Cassazione fa chiarezza su un luogo comune.

C’è un luogo comune piuttosto diffuso che riguarda le multe con autovelox, ovvero quello che la sanzione scatti solo dopo il superamento della cd soglia di tollerabilità e non per qualsiasi eccesso di velocità. Proprio la Cassazione è intervenuta su questo argomento smentendo questa falsa convinzione, alimentata anche da alcune pronunce giurisprudenziali precedenti. Che cosa hanno stabilito gli Ermellini?

Multa autovelox e limiti di velocità: dopo quanto scatta la sanzione?

La sentenza sopra citata è la numero 12629 del 13/05/2019.

Il caso aveva come protagonista un automobilista al quale era stato notificato un verbale per violazione dell’articolo 142 comma 8 del Codice della Strada rilevata con autovelox. L’articolo richiamato prevede che “chiunque supera di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 168 a euro 674”. Pur consapevole di aver commesso l’infrazione contestata, il conducente si era rivolto al Giudice di Pace adducendo come motivazione del ricorso il fatto di aver trasgredito il limite solo per pochi km/h. Nello specifico l’automobile proseguiva a 76 km/h in un tratto in cui il limite consentito era di 50 km/h. Nel ricorso si legge anche che il superamento dei limiti, in quanto esiguo, non avrebbe messo in pericolo la vita di nessuno. Era, dunque, si potrebbe leggere tra le righe, poco grave e “perdonabile”. Può sembrare assurdo e invece, proprio sulla base di questo ricorso, il giudice di Pace aveva accolto le ragioni del conducente e annullato il verbale.

La Cassazione però ha evidentemente preferito non creare un precedente di questo tipo. Ecco perché gli Ermellini hanno accolto il ricorso del Comune negando valore alla buona fede del conducente. I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto non necessaria la prova del dolo, essendo sufficiente all’uopo la condotta consapevole e volontaria.

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