Lavoro nei call center, contratto ma senza stipendio: tutto regolare?

Ultima pericolosa tendenza del precariato: nei call center lavoro regolare con contratto ma senza stipendio. Ecco quando è possibile e come tutelarsi

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call center Inps

Il precariato nei call center si è spinto oltre: l’ultima tendenza segnalata è quella del contratto di lavoro che non prevede stipendio. Ci sono testimonianze di questo tipo da tutta Italia: l’ultima arriva da San Giorgio jonico. La Cgil ha invitato grandi operatori, come Vodafone, Tre e Fastweb, a quanto pare coinvolti sebbene indirettamente nella vicenda, a prendere le distanze da questo scandalo rispondendo alle accuse in modo ufficiale.

Lavoro call center: licenziamento per cambio appalto

Operatori call center assunti senza stipendio: tutto legale?

Le storie di operatori di call center sfruttati per pochi euro purtroppo sono piuttosto comuni. Ma in questi casi si va oltre: può un contratto autorizzare il datore di lavoro a non dare neppure un euro ai suoi dipendenti?

Lavoro al call center senza stipendio: la difesa delle compagnie telefoniche

Ad oggi la Cgil precisa: “abbiamo letto i comunicati di scuse da parte di Fastweb e H3g, committenti in quel call center, che sostenevano di non saperne nulla e che episodi del genere non si sarebbero più ripetuti ma oggi al di là delle parole dobbiamo fare i conti con i fatti: a San Giorgio jonico esiste un call center, che lavora per Fastweb e Vodafone, in cui i lavoratori firmano un contratto in cui si sancisce che il collaboratore viene pagato 1 euro lordo per ogni contatto utile prodotto in un’ora fino a un massimo di cinque contatti all’ora. Quindi se un lavoratore in gamba riesce a trovare sei contatti utili, cioè sei utenti disposti a valutare l’offerta commerciale, il sesto non viene pagato. Ma ancora peggio è che se in un’ora non riesce a trovare contatti utili quel lavoratore non sarà pagato”.

Operatori call center pagati solo a commissione: scandalo

 “Legare legare il salario alla produttività nel nome della modernità. È così che pensano di favorire la crescita e la ripresa economica? Sulle spalle dei dipendenti? È forse la forma più becera di schiavismo incontrato finora. Non in Bangladesh o in India ma a Taranto, nel Sud Italia, a qualche chilometro da casa nostra. Le responsabilità? Sicuramente di chi guadagna briciole sulla disperazione della gente in un territorio esasperato”. Queste le accuse dei sindacalisti

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