La guerra non dà tregua per pensare alle pensioni: proroga Quota 102 per prendere tempo?

Il governo tergiversa sulla riforma pensioni. In assenza di sviluppi si fa più probabile la proroga di quota 102 al 2023.

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Le parole di Draghi che fanno tremare i cantieri: a rischio la proroga del 110?

Il governo non punta a una riforma radicale delle pensioni. Anzi, tende a modificare il meno possibile l’assetto attuale, incentrato sullo schema Fornero, con piccoli ritocchi. Come avvenuto nel 2021.

La preoccupazione per la crisi derivante dalla guerra in Ucraina dà all’esecutivo guidato dal premier Draghi la possibilità di raggiungere lo scopo. Il confronto coi sindacati continua a slittare col rischio che nulla fondamentalmente cambi.

Pensioni e Quota 102, verso la proroga nel 2023?

Così, potrebbe semplicemente accadere che la tanto attesa riforma si trasformi in alcuni interventi chirurgici all’attuale ordinamento pensionistico. In primis la proroga di quota 102 (in pensione a 64 anni con 38 di contributi).

Del resto il prossimo anno ci sono anche le elezioni politiche e nessun partito ha intenzione di presentarsi con le mani sporche. Meglio lasciare tutto com’è – osservano da più parti – e rinviare la causa a tempi migliori.

Ape Sociale potrebbe essere ulteriormente allargata, come avvenuto lo scorso anno. Includendo magari anche gli insegnati delle scuole medi fra i lavoratori gravosi e quindi meritevoli di maggior tutela. Diverso, invece, il discorso per Opzione Donna.

Opzione Donna scade a fine anno

Opzione Donna potrebbe terminare a fine anno, come era già nelle intenzioni del governo nel 2021. Il pensionamento anticipato delle lavoratrici con 58-59 anni di età e 35 di contributi scade infatti il 31 dicembre.

In assenza di interventi sparirà dalla scena, anche se molti puntano al suo rinnovo, ma con requisiti diversi. Non più in pensione a 58 anni, bensì a 60 o anche più. Troppe sono state le polemiche suscitate da questa deroga alla riforma Fornero.

A partire dal fatto che la pensione è troppo penalizzante. Per finire col dire che risulta eccessivamente discriminante nei confronti degli uomini, costretti a lavorare almeno fino a 63 anni prima di poter accedere a qualche forma di anticipo pensionistico.

L’alternativa allo studio sarebbe quella di farla confluire in Ape Sociale innalzandone i requisiti anagrafici, ma abbassando quelli contributivi. Ape Sociale prevede infatti il pensionamento a 63 anni di età con almeno 30 anni di contributi.

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