Assegno di accompagnamento per invalidi e legge 104, quando si rischia la sospensione 

Tutti i casi in cui l’indennità di accompagnamento può essere revocata o sospesa per i beneficiari.  

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L’indennità di accompagnamento è una prestazione che viene erogata a disabili gravi al 100% a cui sono stati riconosciuti anche i benefici della legge 104. Le due cose però non vanno confuse perché l’assegno di accompagnamento è una prestazione assistenziale destinata a disabili gravi in modo tale da permettergli di dotarsi di un assistente a tempo pieno. Mentre la legge 104 è l’insieme dei benefici che disabili e familiari possono avere per compensare la disparità che sopraggiunge proprio in funzione dell’invalidità. Molti non sanno però che nonostante venga assegnata l’indennità di accompagnamento, questa può essere anche revocata. Naturalmente la revoca è il caso più grave con cui si perde del tutto il beneficio dell’indennità. Quest’ultima però può anche essere sospesa, e proprio la sospensione è uno degli elementi più frequenti in materia. 

Il quesito: c’è il rischio di perdere la prestazione erogata?

“Buonasera, avrei un quesito da porvi. Sono la figlia di una donna di 80 anni beneficiaria dell’assegno di accompagnamento.

Mia madre ha avuto un peggioramento nella sua situazione clinica a tal punto che sono due settimane che è ricoverata in ospedale. Dal momento che so che in caso di ricovero l’indennità di accompagnamento rischia di essere revocata, mi chiedevo se potevate spiegarmi bene come funzionano le normative vigenti. Cioè rischiamo seriamente di perdere l’accompagnamento di mia madre?”. 

Quando l’indennità può essere revocata o sospesa 

L’indennità di accompagnamento è una misura che viene erogata dall’INPS a invalidi al 100% che hanno difficoltà persistenti a compiere gli atti della vita quotidiana. In pratica, una indennità che spetta a quanti non possono svolgere le normali azioni quotidiane senza il sussidio di un accompagnatore.

È evidente che sia una prestazione erogata a chi ha questa necessità stando a casa propria. Per questo l’indennità viene tolta al beneficiario nel momento in cui lui grava sulle casse dello Stato in un’altra maniera, cioè sfruttando il ricovero in strutture a carico dello Stato. La nostra lettrice però sbaglia a parlare di revoca, perché non è il caso di sua madre. Piuttosto deve parlare di sospensione, perché l’indennità di accompagnamento viene sospesa durante il periodo in cui la madre starà in ospedale. Una sospensione che sopraggiungerà però solo in alcune circostanze. Per il momento infatti, la nostra lettrice e sua madre non corrono alcun rischio. 

Espatriare è uno dei motivi per cui la prestazione si perde

La revoca dell’indennità di accompagnamento sopraggiunge nel momento in cui l’interessato perde i requisiti che danno diritto alla prestazione.  Un tipico caso può essere l’espatrio, perché essendo l’indennità di accompagnamento una indennità assistenziale, questa può essere percepita soltanto in territorio italiano. Possono richiedere la prestazione gli invalidi totali incapaci di svolgere azioni di vita quotidiana in autonomia. E l’INPS, che è l’ente che eroga la prestazione, ha il diritto di convocare a visita l’invalido per verificare il possesso dei requisiti. È evidente che se vengono meno l’invalidità totale o la non autosufficienza, la prestazione può essere revocata.  

Ricoveri e sospensione dell’indennità di accompagnamento 

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Detto ciò, anche la sospensione è assoggettata a determinate condizioni.  Infatti non c’è sospensione dell’indennità se il ricovero in strutture a carico dello Stato è per un periodo inferiore a 30 giorni. Per esempio, i Day Hospital o i ricoveri urgenti o per un periodo limitato in ospedale, non fanno perdere l’indennità. Per questo la nostra lettrice al momento può stare tranquilla. Diverso il caso in cui il ricovero della ottantenne madre invalida si protrae oltre le due settimane di cui la lettrice ci parla. In quel caso è evidente che i rischi di perdere l’indennità ci sono, anche se solo per il periodo del ricovero.

Oltretutto l’INPS ogni anno chiede ai beneficiari di prestazioni come l’accompagnamento, di comunicare con il modello INVCIV eventuali periodi di ricovero presso strutture statali o sovvenzionate dallo Stato. E il motivo di questa richiesta è proprio la conferma dell’indennità di accompagnamento.  

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