Il Reddito di Cittadinanza è salvo: cosa rischia chi lavora in nero e prende il sussidio

Si discute su un'eventuale riforma del Reddito di Cittadinanza che, sicuramente, è destinato a cambiare. Il nodo da sciogliere è soprattutto la questione dei furbetti, coloro che percepiscono un reddito da lavoro in nero e arrotondano con il RdC.

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Si discute su un'eventuale riforma del Reddito di Cittadinanza che, sicuramente, è destinato a cambiare. Il nodo da sciogliere è soprattutto la questione dei furbetti, coloro che percepiscono un reddito da lavoro in nero e arrotondano con il RdC.

Si discute su un’eventuale riforma del Reddito di Cittadinanza che, sicuramente, è destinato a cambiare. Il nodo da sciogliere è soprattutto la questione dei furbetti, coloro che percepiscono un reddito da lavoro in nero e arrotondano con il RdC.

Il governo non ha intenzione di abolire questo sussidio. Il Ministro del Lavoro Andrea Orlando propone di legarlo a corsi di formazione ed alla riqualificazione professionale. Si ragiona su un moltiplicatore troppo basso per le famiglie numerose.

Il Reddito di Cittadinanza, di regola, viene sospeso a chi trova un lavoro per tutta la durata dell’attività lavorativa oppure decade se si sforano le soglie reddituali previste dal decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019.

Chi percepisce il RdC e lavora in nero cosa rischia?

Reddito di Cittadinanza e lavoro in nero: cosa si rischia

Il Reddito di Cittadinanza è un sussidio pensato per le famiglie più bisognose e per garantire un reinserimento nel mondo del lavoro. Spesso, però, viene percepito da chi lavora senza contratto per ‘arrotondare’. Il furbetto non considera i controlli da parte dell’Inps, dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e della Guardia di Finanza. Tanto chi percepisce illecitamente il RdC quanto il datore di lavoro (‘in nero’) rischiano sanzioni salate.

E’ bene chiarire che il Reddito di Cittadinanza non spetta soltanto ai disoccupati ma anche ai dipendenti o lavoratori autonomi che non superino la soglia reddituale prevista dalla legge risultante dall’ISEE.

Sanzioni

Percepire il RdC lavorando in nero, dichiarare il falso, omettere di comunicare variazioni o l’inizio di un’attività lavorativa all’INPS comporta sanzioni che vanno dalla decadenza del sussidio fino alla reclusione.

Il beneficiario del RdC che omette informazioni dovute o dichiara il falso rischia il carcere da 2  a 6 anni.

Chi, invece, non comunica una variazione di reddito, di patrimonio o altre variazioni che potrebbero incidere sul ricalcolo del beneficio rischia la revoca del RdC o la reclusione da 1 a 3 anni. Chi viene condannato dovrà restituire gli importi indebitamente percepiti e non potrà richiedere di nuovo il sussidio se non dopo 10 anni dalla condanna.

Sono soggetti a revoca del reddito di cittadinanza anche coloro che non accettano una delle 3 offerte di lavoro previste, non sottoscrivono la DID (dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro) o il Patto per l’inclusione sociale, non partecipano ad iniziative di formazione o vengono sorpresi a svolgere attività lavorativa senza averlo comunicato.

RdC e lavoro in nero: sanzioni per il datore di lavoro

E’ soggetto a sanzioni anche il datore di lavoro che fa lavorare in nero chi beneficia del Reddito di Cittadinanza, anche se si tratta di un componente del nucleo familiare.

Per il datore di lavoro è prevista una maxi-sanzione: alle classiche sanzioni per lavoro in nero o irregolare si aggiunge una maggiorazione del 20%. Inoltre, la sanzione si calcola in base al numero di giornate di lavoro nero del dipendente.

Ecco quali sanzioni rischia:

– da 2.160 a 12.960 euro se il dipendente ha lavorato in nero per 30 giorni;

– da 4.320 a 25.920 euro per 30/60 giorni lavorati;

– da 8.640 a 51.840 euro oltre i 60 giorni lavorati.

Al contrario, il datore di lavoro privato che comunica online ad ANPAL la sua volontà di assumere (regolarmente) un beneficiario di RdC a tempo pieno e indeterminato verrà premiato con un esonero contributivo.

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