Fondi pensione: aumentano i rischi, il Tfr resta il miglior investimento per la pensione complementare

L’Ocse ammonisce i fondi pensione sui rischi dovuti al ritorno dell’inflazione. Perché conviene tenere i soldi nel Tfr per la pensione integrativa.

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Aumentano i rischi per chi investe il Tfr nei fondi pensione per ottenere una rendita complementare. Lo dice l’Ocse mettendo in guardia i gestori dei fondi contro i rischi dovuti al rialzo dei tassi d’interesse.

D’ora in avanti, e con i tassi di interesse in aumento – scrive l’Organizzazione – questi investitori istituzionali dovranno essere “estremamente prudenti” quando investono in asset illiquidi. L’avvertimento giunge all’indomani del crash dei fondi pensione in Gran Bretagna, prontamente messo nel dimenticatoio dai media, ma che ha lasciato ferite profonde.

Rischi in aumento per i fondi pensione

Nel dettaglio, sono due i consigli dell’Ocse ai gestori dei fondi d’investimento. Primo, garantire la protezione del risparmio pensionistico evitando asset troppo rischiosi, dopo le forti perdite dei mercati registrate nel 2022. Secondo, assicurare che gli investimenti possano essere convertiti in liquidità sempre, laddove necessario.

A questo proposito bisogna dire che negli ultimi anni, coi tassi a zero, i fondi pensione hanno cercato spasmodicamente rendimenti investendo in strumenti finanziari più rischiosi e mettendo in piedi operazioni in derivati.

Col risultato – come visto in Gran Bretagna – che quando i tassi sono improvvisamente tornati a salire, sono scattate le vendite a pioggia obbligando la Banca d’Inghilterra a intervenire per evitare il peggio.

Questo scossone ha avuto ripercussioni anche in Italia, benché l’industria dei fondi pensione non ha ancora raggiunto le dimensioni di oltre Manica. Da gennaio a settembre 2022 – secondo i dati della Commissione vigilanza sui fondi pensione, Covip – a fronte di un incremento dei lavoratori iscritti, i rendimenti sono risultati negativi. I fondi pensione negoziali hanno perso il 10,6%, mentre quelli aperti il 12,2%. Per i piani individuali pensionistici di ramo III le perdite sono state addirittura del 12,4%.

Nel complesso, il patrimonio dei fondi è sceso del 5,1%, cioè di 10,9 miliardi di euro.

Il rendimento e la sicurezza del Tfr

E il Tfr, invece, come è andato? Incredibilmente si scopre che i soldi lasciati in azienda per lo stesso periodo di riferimento hanno reso il 5,2%. In altre parole, i lavoratori si sono visti aumentare il tesoretto lasciato in azienda essendo la rivalutazione del trattamento di fine rapporto legata all’inflazione.

In questo momento, quindi, meglio tenersi stretto il Tfr ed evitare i fondi pensione. L’esplosione dell’inflazione ha messo a nudo tutte le criticità dei gestori del risparmio confermando che investire il proprio denaro in fondi pensione può essere molto rischioso. Lo confermano i numeri.

Inoltre, i soldi dei lavoratori lasciati nel Tfr restano al sicuro e si possono usare, al momento del pensionamento, per farsi una rendita complementare. In caso di fallimento del datore di lavoro, lo Stato li garantisce. Nemmeno i fondi pensione falliscono, ma possono perdere anche il 70-80% se i mercati crollano.

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