La pensione per chi perde il lavoro nel 2023 

Andare in pensione nel 2023 dopo aver perso il posto di lavoro, ecco come sfruttare nel 2023 l'Ape sociale.

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pensione 2023 63 anni
Perdere il lavoro nel 2023 non sarà certo un evento raro. Come non lo è stato nel 2022 e in questi ultimi tre anni di grave crisi economica. La disoccupazione anche in Italia è in continua crescita e se a questo aggiungiamo l’aumento del costo della vita, dalle bollette ai carburanti ed ai beni di prima necessità, la situazione non può certo essere definita rosea. La legge di Bilancio ha prorogato una misura che è una via di mezzo tra l’assistenziale e il previdenziale e che consente proprio ad alcuni disoccupati di poter accedere alla pensione.
“Sono un disoccupato che sta percependo la Naspi dopo aver terminato a novembre 2022 un rapporto di lavoro della durata di 4 mesi con contratto a tempo determinato. Alla scadenza del mio contratto di lavoro il mio datore di lavoro non mi ha rinnovato il contratto e di conseguenza ho sfruttato la possibilità di godere della disoccupazione che terminerà molto presto.
Dal momento che il 30 gennaio prossimo compio 63 anni di età ed ho 32 anni di contributi versati, mi chiedevo se posso rientrare nella pensione con l’Ape sociale. Potete aiutarmi in questo?”

Ecco la pensione per chi perde il lavoro nel 2023, l’Ape sociale aiuta

L’Ape sociale che è acronimo di Anticipo pensionistico sociale è un trattamento che possono ricevere determinati soggetti ed è completamente a carico dell’INPS. Infatti è una misura che consente ad un determinato soggetto di poter essere accompagnato alla propria pensione di vecchiaia 67 anni, con una specie di assegno ponte basato su un’erogazione di dodici mesi all’anno. La prestazione pagata dall’INPS come una normale pensione e con lo stesso calendario di tutte le altre prestazioni.
E con gli importi calcolati in base ai contributi versati alla data di uscita con l’Ape sociale. La misura però ha uno spiccato profilo assistenziale dal momento che riguarda contribuenti che hanno delle problematiche particolari. Infatti si rivolge a invalidi, disoccupati, caregivers o a chi svolge lavori logoranti e gravosi. Il nostro lettore ci chiede numi riguardo all’Ape sociale come disoccupato. E possiamo dirgli che effettivamente potrebbe andare in pensione, anche se la sua disoccupazione nasce dall’interruzione di un rapporto di lavoro a tempo determinato che prevede alcune condizioni aggiuntive.

Ape sociale per disoccupati, come funziona in linea di massima

L’Ape sociale è stata prorogata per altri 12 mesi per la legge di Bilancio. La proroga è stata secca nel senso che non è cambiato assolutamente niente sia dal punto di vista dei requisiti anagrafici che da quelli contributivi. La misura quindi resta particolare perché oltre all’età e ai contributi da maturare, servono anche altri requisiti aggiuntivi in base alla categoria di appartenenza. Per il disoccupato, che è l’oggetto del quesito del nostro lettore, va detto che bisogna seguire le linee guida introdotte dal primo maggio 2017, data di entrata in vigore della misura con la legge numero 232 del 2016. Nello specifico hanno diritto all’Ape sociale in qualità di disoccupati tutti gli iscritti alla gestione previdenziali dell’INPS. Pertanto, bisogna essere iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti (AGO) o alle forme sostitutive ed esclusive dell’AGO o ancora, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi o alla Gestione Separata. Servono inoltre almeno ci sono tre anni di età ed almeno 63 anni di età ed almeno 30 anni di contributi versati.

Ape sociale e pensione a 63 anni, alcuni chiarimenti

Per i lavori gravosi servono 36 anni di contributi versati. Invece, per gli edili e ceramisti ne servono 32. Per tutti gli altri bastano 30 anni di versamenti. Fermo restando che il requisito contributivo per le donne è ridotto da una specie di bonus. Uno sconto di 12 mesi a figlio avuto fino a massimo 24 mesi.
Ma per i disoccupati i requisiti sono maggiori. Infatti serve che la perdita del posto di lavoro provenga da licenziamento, risoluzione consensuale, dimissioni per giusta causa. O come per il nostro lettore, da scadenza di un contratto a termine. In quest’ultimo caso però è necessario che nel 3 anni che precedono la sopraggiunta scadenza del contratto di lavoro, il dipendente abbia avuto non meno di 18 mesi di lavoro regolare sotto contratto.

Il requisito dei 18 mesi, di cosa si tratta?

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I 18 mesi sugli ultimi 36 vanno calcolati partendo dalla data di interruzione dell’ultimo rapporto di lavoro. Chi non ha completato questo requisito, anche in presenza della giusta età e della giusta carriera contributiva, non potrà sfruttare l’Ape sociale nel 2023. Quindi, il nostro lettore deve considerare questo requisito aggiuntivo per poter entrare nella misura. Lui nel quesito omette di dirci questo. E i nostri dubbi restano dal momento che ci dice che sta per terminare la Naspi. A maggior ragione se si pensa che l’ultimo rapporto di lavoro è durato solo 4 mesi. Se però, dal 2020 al 2023 ha avuto almeno 18 mesi di assunzione, l’Ape sociale anche per lui potrebbe permettergli di terminare con l’attività lavorativa. Va ricordato che parliamo di una prestazione che non può superare 1.500 euro di importo mensile, che non è reversibile a causa di prematuro decesso del beneficiario e che non ha la tredicesima mensilità. Inoltre non prevede maggiorazioni, integrazioni e ANF.
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