Avvisi bonari. Nella Legge di bilancio 2023 si risparmia sulle sanzioni

Le contestazioni devono riguardare i periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, 2020 e 2021

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Pagare gli avvisi bonari versando una sanzione minima anche a rate. E’ quanto prevede la Legge di bilancio 2023 in favore di tutti i contribuenti destinatari di avvisi bonari da controlli automatizzati sulle dichiarazioni fiscali. Anche chi sta già pagando, potrà sfruttare lo sconto sulle sanzioni previsto dalla Manovra.

Possono essere oggetto di definizione agevolata le imposte dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni, richieste con le comunicazioni previste dagli articoli 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, con riferimento alle imposte dirette, e 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, con riferimento all’IVA.

Le contestazioni devono riguardare i periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, al 31 dicembre 2020 e al 31 dicembre 2021.

Prima di entrare nel dettaglio, è utile precisare che l’avviso bonario non è un vero e proprio atto impositivo, infatti non si può proporre ricorso contro l’avviso bonario, ma sarà necessario attendere l’emissione della cartella, che in questo caso farà da vero e proprio atto impositivo e non da mero atto della riscossione.

La definizione agevolata degli avvisi bonari

L’articolo 38 della Legge di bilancio 2023, prevede la definizione agevolata degli avvisi bonari.

La possibilità di chiudere la partita con il Fisco, pagando una sanzione minima, riguarda i periodi d’imposta:

  • 2019
  • 2020
  • 2021

Si deve trattare di avvisi bonari rispetto a quali il termine di pagamento non sia ancora scaduto alla data di entrata in vigore della norma in esame, ovvero di controlli i cui avvisi siano stati recapitati successivamente a tale data.

A ogni modo, il contribuente può regolarizzare la propria posizione con il Fisco, pagando anche a rate (max 20 rate trimestrali):

  • le imposte e i contributi previdenziali contestati;
  • gli interessi e delle somme aggiuntive;
  • le sanzioni nella misura ridotta del 3% (in luogo del 30% ridotto a un terzo).

Nei fatti, il contribuente pagherà tutta l’imposta contestata, gli interessi, ma verserà solo una minima sanzione ossia il 3%. In luogo del 10%.

Definizione agevolata anche per chi sta già pagando

Può sfruttare la chance offerta dalla definizione agevolata degli avvisi bonari, anche chi già sta pagando con una rateazione ad hoc.

In tale caso, il contribuente potrà versare:

  • il debito residuo a titolo di imposte e contributi previdenziali;
  • interessi e somme aggiuntive.

Anche in tal caso le sanzioni sono dovute nella misura del 3%.

Infine, è utile ricordare come di recente, l’art 5, commi da 1 a 11 e comma 17 del decreto-legge Sostegni (n. 41 del 2021) aveva già previsto una definizione agevolata degli avvisi bonari.

La possibilità era riservata agli operatori economici, che avevano subito consistenti riduzioni del volume d’affari nell’anno 2020 (più del 30%), in conseguenza della pandemia.

Si doveva trattare di avvisi bonari elaborati entro il 31 dicembre 2020 (con riferimento alle dichiarazioni 2017), ovvero  entro il 31 dicembre 2021 (con riferimento alle dichiarazioni 2018), ma non inviate al contribuente  per la sospensione disposta dai provvedimenti emergenziali.

La definizione agevolata ha consentito di abbattere le sanzioni e le somme aggiuntive richieste con gli avvisi bonari; restano dovuti imposte, interessi e contributi previdenziali (vedi dossier legge di bilancio 2023). Sempre a favore del contribuente, il termine per pagare era stato spostato da 30 a 60 giorni dal ricevimento della comunicazione.

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