Cos’è il Recovery Fund e perché riguarda (anche) le tue tasche

Si parla tanto di recovery fund ma che cos'è esattamente e in che modo interessa i nostri risparmi?

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Ci sono parole che, per motivi economico-finanziario o politici, entrano a far parte del nostro vocabolario comune ma, a volte, senza che ne comprendiamo a pieno significato ed effetti. Chi non ha letto o sentito parlare del Recovery Fund negli ultimi mesi? Eppure sei certo di conoscerne significato ed effetti. In questa guida cerchiamo di analizzare che cos’è il Recovery Fund: un approfondimento alla portata di tutti, anche di chi non dispone di approfondite conoscenze in materie. E’ importante perché, indirettamente, le decisioni sul recovery fund incideranno anche sulle nostre tasche.

Che cos’è il Recovery Fund

Letteralmente “recovery fund” si traduce con “fondo di recupero”. E in effetti lo scopo di questo investimento è quello di aiutare gli Stati membri dell’Europa ad affrontare il post Covid. L’Italia lo ha richiesto più volte. Tecnicamente in Europa si parla più propriamente di “Next Generation Eu”. Ti è capitato di leggere quest’espressione e vorresti sapere se Next Generation Eu e Recovery Fund sono la stessa cosa? Ti svelo subito il dubbio: Recovery Fund non è altro che la definizione generica usata inizialmente. In italiano si indica anche come Piano nazionale di resilienza e rilancio (Pnrr). L’accordo europeo sul recovery fund è stato raggiunto a luglio: ecco quali sono state le decisioni e che cosa aspettarci nel nostro Paese.

Quali decisioni sul Recovery Fund riguardano l’Italia

Il confronto non è stato semplice. Da un lato gli Stati più colpiti economicamente dal Covid (tra i quali Italia e Spagna), dall’altro le nazioni del centro-nord (Svezia, Danimarca, Austria e Olanda ad esempio), più rigide nelle erogazioni degli aiuti. L’obiettivo era, appunto, trovare una strategia di ripartenza comune.

Come funziona il Recovery Fund spiegato in modo semplice

L’idea del recovery fund è francese. In sostanza prevede l’emissione di bond di recovery con garanzia del bilancio UE. Quindi un debito comune. Conte lo ha definito come “un fondo per la ripresa con titoli comuni europei per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti, tra cui l’Italia”.

Nel complesso il piano di aiuti mette a disposizione 750 miliardi. I finanziamenti agli Stati arriveranno nel primo trimestre 2021.

La buona notizia è che l’Italia ha ottenuto la fetta più grande di questo fondo. Ecco perché alcuni di voi avranno sentito dire che in Europa è stato un successo. Ma in concreto quali progetti potranno essere finanziati in Italia?

Quali sono i progetti in cui saranno investiti i soldi del recovery fund in Italia

Nel complesso sono 557 i progetti che potrebbero rientrare nel piano che il governo italiano invierà a Bruxelles a gennaio per approvazione. Di seguito i settori in cui il governo conta di investire i soldi del recovery fund:
  • sanità: quasi 35 miliardi sono destinati agli ospedali. In ballo anche incentivi per l’assistenza sanitaria nelle Residenze Sanitarie Assistenziali;
  • scuola: l’obiettivo è l’aggiornamento digitale: saranno creati 2.700 laboratori e 368 mila aule. Previsto inoltre un voucher per l’acquisto pc a disposizione di tutte le famiglie con figli in età scolastica. Stanziati fondi anche per borse di studio per rendere l’istruzione sempre più un diritto e non un lusso per pochi;
  • connettività: oltre al voucher pc sopra citato, si pensa che con il recovery fund sarà finanziato il 5G in almeno cento città;
  • lavoro: i due pilastri principali includono detassazione degli aumenti contrattuali per spingere i rinnovi e taglio delle tasse per i lavoratori. Inoltre sono previsti anche incentivi per lo smartworking. Tra i progetti per lo sviluppo della siderurgia sostenibile spicca Taranto ma non solo;
  • Pubblica Amministrazione: nuove assunzioni.
  • trasporti: poco più di un miliardo di euro per la linea ferroviaria Torino-Lione e 4,5 miliardi per la ferrovia Palermo-Messina-Catania.
    2,6 miliardi per l’Alta velocità tra Napoli e Bari. Per quanto concerne il trasporto urbano sono previste agevolazioni per chi non può permettersi gli abbonamenti: l’obiettivo è l’uso dei mezzi pubblici gratuiti.

Tra i “grandi assenti” spiccano il progetto dello Stretto di Messina (sia nella versione ponte sia in quella tunnel) e la proroga per rendere strutturale il super bonus 110%. 

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