Cosa fare se l’Inps (o ex Inpdad) non risponde

C'è un tempo massimo entro quando l'Inps (o anche l'ex Inpdap) è tenuto a rispondere alle richieste dei cittadini? Ecco cosa sapere e come far valere i propri diritti.

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C'è un tempo massimo entro quando l'Inps (o anche l'ex Inpdap) è tenuto a rispondere alle richieste dei cittadini? Ecco cosa sapere e come far valere i propri diritti.

Buongiorno, vorrei per cortesia sapere se potete darmi indicazioni su quale iter esatto seguire quando l’INPDAP non risponde. Dopo oltre 42 anni di lavoro il giorno 11 dicembre 2018 la CGIL ha inoltrato istanza di pensione. La decorrenza era dal 01 Gennaio 2019. Ho finito la NASPI il 15 Marzo 2019. Recatami c/o la CGIL di Monza mi dicono che la mia pensione è tutt’ora giacente c/o l’INPDAP di Milano.

Già una volta mi ero recata c/o gli sportelli prima di Natale ma mi avevano snobbato. Visto che a tutt’oggi non vedo ancora un centesimo di euro dei miei contributi e che ho portato pazienza infinita, vorrei sapere se c’è un modo più incisivo per costringere a darmi una risposta”.
Riportiamo lo sfogo di una nostra lettrice per rispondere al dubbio di molti: c’è un termine temporale entro il quale l’Inps è tenuto a rispondere a rischieste e solleciti? Ricordiamo che con manovra salva Italia del 2011 i due enti sono stati fusi quindi le tempistiche valgono per entrambi.

Quanto tempo ha l’Inps ha per rispondere?

L’Inps, in quanto ente pubblico, rientra nelle previsioni della legge dello Stato italiano numero 241 del 1990 che richiede alla pubblica amministrazione il dovere di essere imparziale, efficiente e trasparente nei riguardi dei cittadini. Il cittadino ha infatti il diritto di conoscere le procedure seguendo le quali l’amministrazione agisce, nonché di essere informato sui documenti che sono presi in considerazione e sulle tempistiche per la conclusione dei singoli iter. In altre parole tutti i procedimenti pubblici pendenti dovranno indicare e rendere pubblica la data di durata massima e il nominativo del referente che se ne occupa. Quando non diversamente indicato, si considera il termine di 30 giorni.

Può capitare che i ritardi siano dovuti al fatto che la domanda presentata dal contribuente presenta errori o sia incompleta. Questo però non giustifica l’Inps a non rispondere: il responsabile del procedimento deve informare l’interessato di eventuali richieste aggiuntive che potrebbero ritardare la conclusione dell’iter a suo nome.


Il termine iniziale, specificato dai vigenti regolamenti, si fa decorrere da:
– il giorno in cui emerge l’obbligo a provvedere per i procedimenti “d’ufficio”;
– il giorno nel quale è stata notificata l’istanza del contribuente per i procedimenti a iniziativa di parte;
– la regolarizzazione dell’istanza qualora ci fossero dati mancanti da integrare.
I contribuenti hanno diritto di rivolgersi all’amministrazione pubblica per essere aggiornati sui loro procedimenti. L’ente è tenuto a spiegare entro 30 giorni i motivi per i quali non ha potuto rispettare il termine prescritto e ad indicare, ove possibile, i tempi di conclusione previsti. La domanda può essere indifferentemente presentata direttamente agli uffici o spedita tramite raccomandata con avviso di ritorno.
Di fatto comunque nella prassi molto spesso solo i solerti solleciti possono far ottenere le risposte che si cercano. I tempi di risposta ai solleciti sul sito Inps sono mediamente abbastanza brevi.

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“Visto il sempre crescente numero di persone che ci scrivono vi chiediamo di avere pazienza per la risposta, risponderemo a tutti.
Non si forniscono risposte in privato.”

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