Con la guerra perdiamo due battaglie importanti sul fronte pensioni: addio a Opzione Donna e Ape Sociale?

La guerra in Ucraina rallenta i piani di riforma delle pensioni. In assenza di interventi, Opzione Donna e Ape Sociale sono a fine corsa.

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La guerra in Ucraina fa slittare i piani del governo per la riforma pensioni. Vero che manca ancora tempo prima della legge di bilancio 2023, ma il confronto coi sindacati sembra essersi arenato.

Sullo sfondo poi ci sono anche le elezioni politiche fra un anno e tutto potrebbe lasciare intendere che il premier Draghi faccia come nel 2022. Cioè lasci tutto com’è, con la differenza che Opzione Donna e Ape Sociale potrebbero non essere rinnovate.

Opzione Donna verso il tramonto

Opzione Donna potrebbe terminare a fine anno, come era già nelle intenzioni del governo nel 2021. Il pensionamento anticipato alle lavoratrici con 58-59 anni di età e 35 di contributi scade infatti il 31 dicembre.

In assenza di interventi sparirà dalla scena, anche se molti puntano al suo rinnovo, ma con requisiti diversi. Non più in pensione a 58 anni, bensì a 60 o anche più. Troppe sono state le polemiche suscitate da questa deroga alla riforma Fornero.

A partire dal fatto che la pensione è troppo penalizzante. Per finire col dire che risulta eccessivamente discriminante nei confronti degli uomini, costretti a lavorare almeno fino a 63 anni prima di poter accedere a qualche forma di anticipo pensionistico.

Traballa anche la pensione con Ape Sociale

Anche Ape Sociale, così com’è, rischia di finire la sua corsa il 31 dicembre. Ma, a differenza di Opzione Donna, rischia di subire più una metamorfosi che una cancellazione vera e propria. Si parla infatti di allungarne la durata, ma alzando di un anno il requisito dell’età anagrafica.

L’obiettivo del governo è quello di portare tutte le pensioni anticipate alla soglia limite dei 64 anni, salvo rare eccezioni. La strada è quella tracciata da quota 102 (in pensione a 64 anni con 38 di contributi).

Anche Ape Sociale rischia quindi di diventare una pensione anticipata a 64 anni, ma con meno contributi da far valere per via del disagio sociale in cui ricade il lavoratore. Così per i mestieri usuranti rimarrebbe la soglia dei 36 anni di contributi, mentre per disoccupati, argive e invalidi basteranno 30 anni di versamenti.

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