Brambilla, pensioni: il sistema sta in piedi solo se si tagliano gli anticipi

Le pensioni anticipate e l’assistenzialismo a pioggia stanno affossando il Paese. Pagheranno i giovani lavorando fino a 70 anni.

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Il sistema pensioni italiano è in precario equilibrio. Oggi più di ieri e domani lo sarà più di oggi. Colpa dell’invecchiamento della popolazione, del calo demografico e dell’aumento della spesa previdenziale. In particolare di quella assistenziale, esplosa negli ultimi anni superando quota 141 miliardi di euro.

Un problema comune ad altri Stati europei, ben inteso. La Francia è alle corde con una riforma per allungare l’età a 64 anni, mentre la Germania cerca soldi dai privati per pagare le pensioni. Ma mal comune non significa mezzo gaudio, semplicemente un problema comune da risolvere ognuno per conto proprio.

Pensioni italiane in precario equilibrio

Secondo Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali e massimo esperto di pensioni, c’è un problema di sostenibilità finanziaria. Cosa peraltro già nota al precedente Governo Draghi e all’attuale premier Giorgia Meloni.

A oggi – dice Brambilla – il sistema è sostenibile e lo sarà anche tra 10-15 anni, quando le ultime frange dei baby boomer si saranno pensionate”:

Tuttavia, affinché si mantenga questo delicato equilibrio, è indispensabile intervenire in maniera stabile e duratura sul sistema, tenendo conto di 4 principi fondamentali:

1) le età di pensionamento, attualmente tra le più basse d’Europa (circa 63 anni l’età effettiva in Italia contro i 65 della media europea) nonostante un’aspettativa di vita tra le più elevate a livello mondiale;

2) l’invecchiamento attivo dei lavoratori, attraverso misure volte a favorire un’adeguata permanenza sul lavoro delle fasce più senior della popolazione;

3) la prevenzione, intesa come capacità di progettare una vecchiaia in buona salute;

4) le politiche attive del lavoro, da realizzare di pari passo con un’intensificazione della formazione professionale, anche on the job.

Le riforme che ci attendono

Insomma, non c’è più da girarci intorno e tempo da perdere.

Il sistema delle pensioni anticipate che abbiamo visto e vissuto finora, deve sparire. Così come i sussidi, i bonus e la decontribuzione. Basta con le quote e con le deroghe che hanno fatto solo male alle future generazioni e ai giovani lavoratori. Costretti a pagare con più anni di lavoro le uscite anticipate di chi è uscito con Quota 100.

Insomma – avverte Brambilla – serve un serio cambio di rotta da parte del nostro Paese. Una nazione che, fra le altre cose, vede oggi la quasi totalità della spesa pubblica indirizzata verso sussidi e assistenzialismo a pioggia. Servirebbe, invece, di una seria revisione della propria organizzazione del lavoro e dei propri modelli produttivi.

In Italia – secondo i dati del decimo rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano 2021 – risultano in pagamento 22,75 milioni di prestazioni pensionistiche, 17,72 delle quali erogate nella tipologia IVS. A cui vanno aggiunte circa 5 milioni di pensioni assistenziali Inps e Inail. Al punto che ogni pensionato riceve in media 1,413 prestazioni. Il più alto d’Europa. Valore in crescita tenuto conto del pagamento del reddito di cittadinanza a più di 3,3 milioni di persone.

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