Bonus 600 euro ai politici, fuori i nomi dei furbetti: la privacy non c’entra!

L'Inps dovrebbe fare i nomi di chi ha preso il bonus 600 euro, la privacy non c'entra!

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L'Inps dovrebbe fare i nomi di chi ha preso il bonus 600 euro, la privacy non c'entra!
Gli elettori vogliono conoscere i nomi di chi ha incassato il bonus 600 euro: eppure la lista della vergogna, così come è stata ribattezzata, contiene solo riferimenti e indizi su chi ha fatto domanda del bonus 600 euro Inps, pur avendo redditi e stipendi alti. La privacy ne tutela l’identità. Ma è proprio così? E’ vero che l’Inps non può diramare i nomi di chi ha incassato l’indennità Covid? Sul punto non tutti gli esperti di diritto sono d’accordo anche se, ribadiamo anche in questo articolo, i parlamentari non hanno trasgredito la legge chiedendo il bonus.
In genere, quando si tratta di rendere pubblica l’identità di una persona coinvolta in una notizia, l’interesse alla protezione dei dati prevale sulla trasparenza e il diritto di informazione. Tuttavia in questo caso c’è da considerare anche la funzione pubblica di certi soggetti. Motivo che porta a pensare che i nomi dei parlamentari che hanno preso il bonus 600 euro dovrebbero essere resi pubblici. Ecco perché si stanno diffondendo diversi appelli per chiedere che siano resi noti nome e cognome dei politici che hanno fatto domanda per il bonus Inps.
L’Ente si è fatto scudo dietro l’impossibilità di pubblicarli, per tutela della privacy appunto.

Nomi di chi ha preso il bonus 600 euro: quando non si possono pubblicare per privacy

Se ci riferiamo alla generalità dei lavoratori che hanno usufruito del bonus 600 euro, allora è pacifico che i nomi non vadano resi pubblici. Il riferimento normativo che tutela la privacy è all’articolo Infatti l’articolo 26 della legge 33/2013 (anche detto Codice della trasparenza) pur prevedendo che le pubbliche amministrazioni pubblichino gli atti sulla concessione di sussidi di importo che supera i 1.000 euro (e la somma di marzo e aprile fa 1200 euro), al tempo stesso chiarisce che la pubblicazione non è ammessa se da quei dati possono emergere informazioni sulla “situazione di disagio economico-sociale degli interessati”.
Nel caso specifico dei parlamentari, però, si potrebbe obiettare che il diritto alla tutela della privacy vada bilanciato con quello della trasparenza, visto che si tratta di persone che ricoprono cariche pubbliche. Quindi si potrebbe configurare il margine per rendere noto il nome di alcuni percettori.
C’è anche da considerare che, trattandosi di parlamentari, si prospetta anche una situazione di conflitto di interessi visto che sono stati gli stessi che hanno varato la legge. 
In quest’ottica il diritto a conoscere i nomi di chi ha incassato il bonus 600 euro, si configura come una richiesta di accesso agli atti. In generale quindi è vero che sussiste il diritto di privacy ma non per tutti e non allo stesso modo. Se si tratta di persone che, con mandato pubblico datogli dagli elettori, hanno ottenuto privilegi, l’Inps potrebbe decidere di rendere noti i nomi. L’alternativa, più lunga e farraginosa, richiede un intervento legislativo tramite un emendamento ai decreti per legittimare a livello normativo la diramazione dell’identità di queste cinque persone.

 

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