Assegno di invalidità: senza comunicazione redditi scatta la sospensione

I titolari di assegno di invalidità e prestazioni assistenziali devono comunicare i redditi 2017-2020 al Inps. Pena la sospensione e revoca dei pagamenti.

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Coloro che percepiscono assegni di invalidità civile dal Inps devono comunicare periodicamente i redditi annui. Pena la sospensione dell’erogazione dell’assegno. Ciò vale anche per le pensioni di invalidità e altre prestazioni di assistenza.

Lo ricorda l’Inps facendo riferimento al messaggio numero2756 del 28 luglio 2021 nel quale si ricorda anche quali sono le modalità di comunicazione dei redditi al Istituto. Questo, in particolare, quando il soggetto non comunica la propria situazione reddituale all’Agenzia delle Entrate.

Assegno di invalidità e rischio sospensione

Come detto, alcune prestazioni assistenziali sono soggette a limiti di reddito personale o familiare. L’Inps, per procedere alla corresponsione degli assegni, è tenuto a verificare la sussistenza di tali requisiti reddituali ogni anno. Essi interessano in particolare i beneficiari di:

  • pensione di inabilità;
  • assegno mensile di assistenza;
  • pensione ai ciechi civili;
  • pensione ai sordi;
  • assegno sociale.

Periodicamente l’Inps invia agli interessati comunicazioni via raccomandata per ricordare di trasmettere la propria posizione reddituale. Statisticamente sono decine di migliaia i soggetti che ogni anno non comunicano nulla al Inps e spesso l’Istituto è costretto ad intervenire sospendendo il pagamento dell’assegno di invalidità.

Sospensione e revoca della prestazione

La sospensione è temporanea, in attesa di comunicazione da parte del beneficiario. Non appena L’Inps riceve i dati richiesti, anche con redditi annui pari a “zero”, riprenderà il pagamento della prestazione col riconoscimento degli arretrati.

Ma come funziona la sospensione e riattivazione dei pagamenti? Posto che le persone che beneficiano di tali prestazioni versano in condizioni disagiate, l’Inps ha concesso 60 giorni di tempo per comunicare i redditi relativi agli anni dal 2017 al 2020.

Trascorsi infruttuosamente i 60 giorni, l’Inps sospende il pagamento e concede altri 120 giorni di tempo per mettersi in regola.

Se al termine degli ulteriori 120 giorni il titolare della prestazione non si fa sentire, l’assegno è revocato d’ufficio.

Non solo. L’Inps attiverà anche le azioni di recupero degli assegni indebitamente erogati e riferiti agli anni di riferimento indicati nella raccomandata iniziale, cioè per il periodo compreso dal 2017 al 2020.

Viceversa, per comunicare la propria posizione reddituale è necessario collegarsi al sito Inps, accedendo mediante SPid, Cie o Cns, e seguire il percorso indicato nella sezione  “Prestazioni e servizi” > “Servizi” > “Domanda di Prestazioni pensionistiche

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